Non vede i termini per una legge ad hoc per ritirare la concessione ad Autostrade per l’Italia, non è d’accordo alla nazionalizzazione della rete, spera che sia modificato presto il codice degli Appalti. Dopo la lettera del premier Giuseppe Conte, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti interviene al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini e si esprime sui rapporti tra l’esecutivo e Autostrade per l’Italia. A cominciare da quanto annunciato dal presidente del consiglio, e cioè l’avvio dell’iter per la sospensione della concessione alla società controllata da Atlantia. “C’è assoluta uniformità nell’atteggiamento del governo. Risponderanno alle contestazioni e su quello valuteremo.  C’è una inchiesta penale. Sia accurata ma anche rapida: la prescrizione potrebbe seppellire tutto sotto la polvere e noi non lo accettiamo”, dice il sottosegretario alla presidenza intervendendo. Che poi esclude due ipotesi ventilate nei giorni scorsi: una legge apposita per revocare la concessione ad Autostrade e la statalizzazione dell’intero settore. “Non vedo i termini”, ha risposto a chi gli chiedeva l’ipotesi del varo di una norma ad hoc, mentre sull’eventuale nazionalizzazione “non sono molto persuaso che la gestione dello Stato sia di maggiore efficienza”. Un’affermazione che stride con quanto dichiarato da Matteo Salvini, che alla domanda sull’ipotetica nazionalizzazione di Autostrade ha risposto: “Stiamo studiando e lavorando”. Secondo Stefano Buffagni, sottosegretario agli Affari regionali del M5s, invece, “non è necessario intervenire per legge, perchè si creerebbe un instabilità all’interno del sistema economico del Paese”.

Giorgetti ha anche commentato il voto favorevole della Lega alla concessione ai Benetton nel 2008. “Probabilmente fu un errore. A posteriori fu un errore. La concessione che fu trattata dal governo precedente, che era un esecutivo sinistra, era una convenzione che aveva ormai raggiunto le sue definizioni e che il Parlamento doveva in qualche modo ratificare”. Quella concessione, precisa, fu votata “in base a valutazioni fatte” per “una questione di continuità“, ha risposto il numero due del Carroccio, spiegando di “aver scoperto adesso” dei contributi del gruppo al partito, precisando di non aver ricevuto “mai nessuna pressione o influenza. Tanti di noi lo hanno appreso adesso”.

Il numero due della Lega ha quindi confermato quanto anticipato da Conte nella lettera di venerdì: l’esecutivo intende mettere mano all’intero settore delle concessioni, a cominciare – appunto – da quelle autostradali.  “È doveroso che la convenzione sia rivista. Il regime di redditività mi sembra leggermente spropositato, e questo non vale solo per Autostrade ma anche per chi estrae acque minerali. Il governo intende agire in modo razionale e con giustizia. La contestazione ad Autostrade è un atto dovuto che nel mondo tutti comprendono bene. Serve assoluto rigore”. A chi gli chiede se questo atteggiamento del governo non finisca con scoraggiare gli investitori esteri in Italia, Giorgetti risponde: “Ci sono tante altre cose che scoraggiano gli investitori esteri, e non solo i tempi della giustizia civile”. Sulla manovra economica, invece, il sottosegretario a Palazzo Chigi spiega che sul tavolo ci sono “diversi scenari. La tragedia di Genova aggiunge la necessità di mettere mano ad una manutenzione ordinaria delle infrastrutture del Paese, approntando non solo risorse economiche ma anche procedure che cambino quelle attuali che, come il codice degli Appalti, sono difficili spesso da applicare. Il codice dovrà essere dovrà essere sostanzialmente radicalmente rivisto”. Alla domanda sul possibile sforamento del tetto del 3% di deficit per realizzare un grande piano di manutenzione e realizzazione di opere pubbliche, ha risposto:”Non escludo niente. Speriamo che vengano giudicate dall’Ue in modo diverso. Sarà un negoziato difficile ma intendiamo farlo perché pensiamo di essere nel giusto”.

Ma Giorgetti non ha parlato solo dell’emergenza infrastrutture,. “Le riforme per l’elezione diretta del presidente della Repubblica, la riduzione di una Camera e il dimezzamento dei parlamentari? Auspicherei che si facciano. Non sono nei titoli del contratto di governo, ma la riforma della Istituzione parlamentare è indispensabile”, ha detto, aggiungendo che “in Italia e non solo i parlamenti non hanno più il ruolo del passato e per l’opinione pubblica sono il luogo della inconcludenza. Basta entrare un un bar ed ascoltare la gente che oggi vuole un rapporto diretto con i leader”.

Presente al meeting, insieme al leader della Lega, anche Graziano Delrio, suo predecessore sulla poltrona di sottosegretario alla presidente del consiglio e poi ministro delle Infrastrutture nei governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. “Ognuno di noi deve capire il limite dell’azione politica: noi abbiamo fatto un piano infrastrutturale da 130 miliardi, abbiamo aumentato dell’80% le manutenzioni, ma non è detto che si raccolga quello che si semina. Questo rimane un Paese fragile”, ha detto l’attuale capogruppo alla Camera del Pd. Che poi si è difeso dalle accuse ricevute nei giorni successivi al crollo. “Dopo il crollo del ponte di Genova sono state dette troppe bugie, che tra l’altro disonorano i morti: da parte dei governi precedenti a guida Pd non c’è stata nessuna proroga delle concessione dal 2038 al 2042 e nessuna secretazione degli atti. Chi mi ha diffamato sul web riceverà denunce”.

A Delrio è stato chiesto se in qualche modo si sia sentito in colpa dopo il crollo del ponte Morandi. ” Se uno pensasse di essere sempre nel giusto sbaglierebbe: quando si governa si sbaglia, vale per tutti”, concede. “Ma per chiarezza – aggiunge – ricordo che, dopo gli 800-900 milioni l’anno che riceveva prima, con i nostri governi Anas ha ricevuto 23 miliardi, il 50% chiaramente indicato per manutenzione e cura delle reti esistenti: poi si può sempre fare di più. Anch’io avrei proceduto con l’avvio della revoca della concessione, ma intanto si spendano i soldi che ci sono”. Poi ha concluso con una battuta: “Se Giorgetti mi chiedesse di badare a suo figlio per lavorare al governo, io gli farei da badante. Primo perché amo i bambini; secondo perché mi auguro che faccia bene il suo lavoro. Avendo fatto il suo lavoro, io non mi auguro che fallisca”.