di Margherita Cavallaro

Essendomi originariamente laureata in Filosofia, ogni tanto mi ritrovo a ponderare sul senso della vita e di ciò che faccio. Questo occasionalmente include il perché investa del tempo in Wake Up Italia e in questo blog quando ho già una vita pienissima. Forse per il piacere di trollare i troll e i guerrieri da tastiera? Anche, ma un passatempo che sfocia nell’infantile non è certo abbastanza. Per rispondere a questa domanda esistenziale voglio parlare di “What about us?”. Perché vuoi parlare di una domanda per rispondere a una domanda? Ti sei vilmente fatta corrompere perché Claudia (Delrio, la studentessa autrice del progetto) ti ha promesso del mirto e una maschera di mamuthones (per cui da sempre ho un inspiegabile debole, soprattutto quelle con le corna che apparentemente si chiamano boes)? Cos’è “What about us?”? La canzone di P!nk? Perché ci stai facendo fare così tante domande quando dovevi darci una risposta? Beh, a quest’ultima rispondo: benvenuti nel mondo della filosofia. Al resto ci arrivo.

“What about us?” è un progetto di ricerca votato a comprendere e rappresentare la realtà italiana Lgbt+ a Londra e i motivi per cui chi la compone ha deciso di lasciare la terra natia.  Immediatamente mi pare ora evidente come questo progetto sia d’interesse per me e Wake Up Italia, soprattutto perché ha rivelato dati interessanti producendo statistiche prima assenti. Vi sorprenderà forse, in questo periodo in cui si fa un gran parlare di immigrazione, scoprire che secondo questa ricerca solo quattro persone su 15 hanno lasciato l’Italia per Londra esplicitamente per cercare lavoro e che il 40% degli intervistati ha dichiarato che il proprio orientamento sessuale è stato un fattore importante nella scelta di Londra, tanto che alcuni hanno esplicitamente dichiarato di aver lasciato l’Italia per scappare dagli attacchi omofobi. Non mette le cose in prospettiva sapere che gli immigrati sono figli vostri e che la metà di loro l’ha fatto perché non poteva vivere in pace e sicurezza nel proprio paese? Un paese dove, per altro, non c’è nemmeno la guerra?

Altra statistica interessante è che una vasta maggioranza degli intervistati pensa che la comunità italiana Lgbt+ sia più unita qui a Londra che in Italia (si parla del 40% contro un 13% che afferma sia uguale e un incredibile 47% che non è sicuro). Questo dato lo voglio accostare al fatto che Claudia è attivamente entrata in contatto con noi di Wake Up Italia cercando un appoggio alla sua ricerca e, quando ci siamo incontrate, mi ha detto che Wake Up Italia è stata l’unica associazione che ha trovato che si prefiggesse di creare, appunto, una comunità per dare e darsi supporto reciproco oltre che sostenere la lotta per i diritti in Italia e di quanto l’esistenza di una base del genere l’avesse positivamente colpita. E tutto questo ancora prima di offrirmi mirto e mamuthones!

Ed ecco che vi ho dato la risposta alla domanda passando per un progetto che ne poneva un’altra. Perché lo faccio? Perché dedicare il mio tempo già scarso e prezioso all’attivismo e all’associazione, quando già a malapena, tolta vita sociale e palestra, ho tempo per gli amati videogiochi? Perché se il mio scrivere, il nostro lottare, il nostro sensibilizzare possono portare anche solo una persona a sentirsi meno sola, a riflettere considerando punti di vista prima estranei, a incuriosirsi per realtà diverse, a capire la diversità e ad avvicinarsi ad accettarla o ad avere il coraggio di alzarsi e chiedere ad alta voce “E noi?”, allora so che avrò fatto la differenza e che, per quanto in piccolo, avrò cambiato il mondo. E in più ho la gratifica di fare la vendicatrice mascherata e trollare i troll, roba che Bat Girl mi fa un baffo (ma non nel senso che mi fa da estetista).
“Ne vale quindi la pena?”, ogni tanto mi chedo, e la risposta è sempre: “Sì, vale tutta la pena del mondo”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Tunisia, in migliaia in piazza per le donne e in sostegno della legge Essebsi per uguali diritti di eredità

prev
Articolo Successivo

Pedofilia Usa, inchiesta choc rivela abusi di 301 preti su più di mille bambini. Petizione chiede “dimissioni collettive”

next