Caro delfino ti scrivo, puoi tornare a guizzare nel regno dei mari, a spineggiare brioso, a lanciare i tuoi gioiosi richiami e a dormire tranquillo come ancora sul fondo. Hai sicuramente attraversato momenti più felici della tua mitologica storia. Con i tuoi salti e capriole al vento hai popolato sogni e fantasie, non solo dei bambini. Poi, flora e fauna marina in spaventoso calo, ti hanno affamato e sei diventato un elemento disturbante. Cosa potevi fare se non attaccare le reti dei pescatori locali e mangiare il loro bottino. E i pescatori come hanno reagito? Maluccio, direi. Hanno chiesto lo stato di calamità naturale causa invasione delfini che danneggiando le reti li stanno mandando in rovina.
Intanto continuava la strage degli innocenti: l’epicentro della agonia collettiva era il Mar Tirreno con carcasse dei cetacei ritrovate sulla spiagge della Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Dalle prime analisi risultava che i delfini erano stati colpiti da una terribile infezione, il virus Photobacterium damselae, e per l’origine del batterio si risale alla madre di tutte le cause: l’inquinamento marino. Con il degrado del Mediterraneo, sommerso dalla plastica, crollano le difese immunitarie del delfino che smangiucchia la maledetta plastica scambiandola per innocui pesciolini e si distrugge il loro habitat.
La loro difesa è partita anche dal sito eco/friendly “Non sprecare” che fa capo al saggista Antonio Galdo: “Era una specie a rischio estinzione, adesso sono ritornati a popolare i nostri mari. I delfini sono protagonisti dell’eco-sistema marino grazie alle loro doti di empatia e di intelligenza: sono gli unici mammiferi in grado di attribuirsi un nome proprio e nel gruppo sociale i membri si riconoscono individualmente su base vocale. La strage dei delfini, quelli che rimangono intrappolati nelle reti a strascico dei grandi pescherecci dunque, ci interessa molto da vicino perché indica la fine del mare come fonte di vita”.  Una  soluzione rispettosa dell’ambiente arriva da Fulco Pratesi, fondatore  presidente onorario del WWF Italia: risarcire i piccoli pescatori locali anche grazie ai rubinetto aperto di fondi europei o tenere i delfini a distanza di sicurezza delle barche dei pescatori grazie alla tecnologia.
Si chiama Pingers, il dissimulatore acustico che tiene lontani i delfini grazie al suono che emette. Costa circa 700 euro (sul mercato si trova anche la versione cinese ma non serve a nulla). In prima fila c’è anche l’Aeolian Island Preveration Fund, che fa capo al miliardario filantropo Ben Goldsmith e agli isolani Luca Del Bono e Federica Tesoriero, master alla Bocconi. La bellezza dei delfini non va sprecata. Lo sanno bene l’ex senatore Pd Raffaele Ranucci che insieme all’intraprendente moglie editrice Annamaria hanno fatto della villa panarense, prato all’inglese, palme nane e olivi secolari, la succursale del loro salotto capitolino. Ricevono Barbara Palombelli, Paolo Mieli, Marcello Sorgi, Myrta Merlino e il banchiere Gianluca Verzelli. Hanno anche organizzato una raccolta fondi a favore della Aeolian Islands Preservation Fund per racimolare 8000 euro per l’eco/compattatore. Ogni bottiglia renderà a chi la raccoglie un centesimo di euro spendibile per fare la spesa nei negozi “convezionati”. Per poi comprare, hainoi, altro “plasticume”. Sempre meglio di farlo finire a pezzetti nella pancia del delfino. Allarme distru-turismo #dilloajanuaria. 
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