Un cinguettio malandrino di Elon Musk, e i riflettori puntano di nuovo sul patron dell’azienda di auto elettriche. “Sto pensando di privatizzare Tesla a 420 dollari per azione”, il tweet del vulcanico sudafricano. Un delisting da Wall Street che avverrebbe dunque con un premio del 20% rispetto alla chiusura di lunedì passato, e che ha spinto il titolo in avanti del 10,99% fino a 379,57 dollari, prima di essere sospeso per eccesso di rialzo.

Ma gli azionisti cosa pensano di questa eventualità? Il nodo sta nel loro voto, decisivo per Musk il quale ha anche aggiunto che gli investitori sarebbero favorevoli ad un ritiro dalla Borsa. Del resto, ove venisse confermata, questa sarebbe un’operazione molto ambiziosa, dal valore di quasi 72 miliardi di dollari. Il problema è che un leverage di queste dimensioni richiederebbe circa 66 miliardi di dollari per essere realizzato. Ed Elon Musk, che controlla il 20% del capitale, non si sa come possa procurarsi il denaro.

Non è un mistero, infatti, che il problema dell’azienda californiana sia soprattutto la mancanza di liquidità, e che stia cercando in ogni modo di racimolare soldi freschi in grado di finanziare la produzione della sua gamma. Gamma all’interno della quale spicca la nuova Model 3, l’auto che nelle speranza di Musk dovrebbe generare volumi importanti, e la cui linea di montaggio solo da poco (e in ritardo rispetto alla tabella di marcia) ha raggiunto il target delle 5.000 vetture a settimana.

L’azienda non ha confermato nè smentito la notizia, ma ha provveduto ad illustrare la situazione ai dipendenti con una mail. In cui lo stesso Musk, oltre a specificare che resterebbe al timone di comando di Tesla, spiega che la privatizzazione avrebbe diversi effetti positivi, tra cui quello di eliminare le “distrazioni” legate all’andamento dei titoli in Borsa. “Essere quotati ci sottopone anche al ciclo dei profitti trimestrali, che esercitano un’enorme pressione su Tesla a prendere decisioni che potrebbero magari essere giuste per un certo trimestre, ma non per il lungo termine». Una pressione che, evidentemente, si è fatta quasi insostenibile.