Aveva detto di avere abbandonato il neonato – suo figlio partorito qualche ora prima – per motivi economici. Lo aveva lasciato, aveva raccontato, nel parcheggio del supermercato ancora vivo, con la speranza che qualcuno lo notasse e se ne prendesse cura. Ma dall’accusa iniziale di infanticidio in condizioni di abbandono si è passati a quella più grave di omicidio volontario aggravato. Il neonato è morto – questa la prima ipotesi della polizia dopo l’autopsia – per asfissia. E secondo gli investigatori non c’è nessuna indigenza che spingesse la donna ad abbandonare il piccolo. Così, dopo 5 giorni, la squadra mobile ha deciso di arrestare la giovane, 27 anni, già madre di una bambina di tre anni e incensurata.

Il ritrovamento del piccolo – che il vescovo Giuseppe Piemontese ha chiamato Francesco – era avvenuto il 2 agosto, intorno alle 19.40, nel parcheggio dell’Eurospin di via Ponte della Cava, a Borgo Rivo, quartiere nord di Terni. A notare il sacchetto, abbandonato accanto ad una siepe, è stata una cliente del supermercato. La scoperta aveva fatto pensare in prima battuta all’abbandono del piccolo da parte di persone non necessariamente del posto: il supermercato è infatti molto vicino ad uno svincolo della superstrada.

Tuttavia le indagini condotte dagli agenti della polizia si sono concentrate sull’origine di uno scontrino ritrovato all’interno del sacchetto dove era stato riposto il piccolo. A tempo di record, la mattina dopo, la polizia scopre l’identità della madre del neonato e la convoca in Questura. Dopo circa due ore di interrogatorio, come ha raccontato l’avvocato della donna, Alessio Pressi, la 27enne ha ceduto al momento del riconoscimento in obitorio: “Ha abbassato gli occhi e ha avuto un moto di commozione”. Da lì, la confessione. La decisione di abbandonare il figlio – è la versione della donna – è stata dettata da motivi economici.  La 27enne non ha un lavoro e ha sostenuto di aver nascosto per nove mesi la gravidanza al compagno, fino a quando, giovedì, ha partorito da sola in casa, in bagno. Ha tagliato il cordone ombelicale nel bidet e si è recata al supermercato. Il bambino fino a quel momento, secondo il racconto della madre, era ancora vivo. La donna sperava che qualcuno lo notasse e se ne prendesse cura. Per questo dopo il primo interrogatorio, gli inquirenti hanno contestato alla 27enne il reato di infanticidio, legato all’indigenza e alle difficoltà della donna.

I contorni della vicenda sono rimasti però poco nitidi per gli inquirenti. Il vicequestore vicario Raffaele Clemente e del capo della Squadra Mobile Francesco Petitti si sono concentrati sull’eventuale azione di terzi. Non ultimo il ruolo del compagno della donna. Al vaglio sono finite anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza, che riprendono proprio il parcheggio del supermercato.

Nel frattempo la pm Barbara Mazzullo ha chiesto e il gip Natalia Giubilei ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nel fascicolo non risultano al momento altri indagati. La contestazione degli inquirenti si è fatta dunque molto più pesante: la donna rischia una pena da 21 anni all’ergastolo, a differenza della prima ipotesi di accusa, che invece prevede per la madre una pena fino a 12 anni e da 21 in su per i suoi complici. Ma, mentre si attendono i risultati finali dell’autopsia, manca ancora il movente.

Sono ancora molte le domande aperte. Ci si chiede come abbia fatto la donna a nascondere la gravidanza per nove mesi e cosa l’abbia spinta ad abbandonare il neonato. Il legale ha chiesto per lei la detenzione in una struttura protetta, mentre l’altra figlia di 3 anni è stata affidata ai familiari. La stessa bimba ritratta in tante foto, postate sul profilo Facebook della 27enne con il padre e la madre, che dimostravano una famiglia all’apparenza solida, come tante altre. Nel frattempo, nel giardinetto del supermarket molti ternani hanno portato e continuano a portare fiori e lettere in ricordo del piccolo Francesco.