Settantacinque anni dopo l’arresto di Benito Mussolini, il 25 luglio, sono oltre cento le città in tutta Italia, più due in Lussemburgo e in North Carolina, in cui si celebra l’antifascismo mangiando la pastasciutta in bianco. Come fece a Campegine, in provincia di Reggio Emilia, la famiglia dei contadini Cervi, che la offrì a tutto il paese, il 25 luglio del 1943. Volevano festeggiare quella che sembrava la fine del regime e che invece – ma lo si capì solo dopo – era l’alba della feroce occupazione nazifascista. Di lì a cinque mesi, avrebbero perso la vita, fucilati dai fascisti, tutti e sette i figli di Alcide Cervi, che avevano tra i 23 e i 42 anni, esposti alle rappresaglie delle camicie nere anche per colpa di quella pastasciutta, più potente di un manifesto politico.

Da Gattatico, sede dell’Istituto Alcide Cervi, a Padova, passando per Verona, Viareggio, Como, Torino, Gorizia, Roma, Milano, in oltre cento città, soprattutto del centro nord, dove la Resistenza ha lasciato maggiormente il segno, anche quest’anno le sezioni locali dell’Anpi hanno preparato non solo maccheroni, ma pure concerti, presentazioni di libri, incontri. Il programma completo, e in aggiornamento, è sul sito dell’Istituto Cervi.  Rispetto agli scorsi anni, l’adesione sta crescendo talmente tanto da essere arrivata Oltreoceano. A Mebane, in North Carolina, la Pastasciutta Antifascista è organizzata da un certo Larry Vellani, di lontane origini italiane, preoccupato da alcune analogie autoritarie tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Duce.

La storia della pastasciutta antifascista dei fratelli Cervi – A raccontare quella prima pasta antifascista, condita con burro e formaggio, è stato lo stesso Alcide Cervi nel suo libro, pubblicato nel 1955 e tradotto in 9 Paesi, “I miei sette figli”. “Il 25 luglio eravamo sui campi e non avevamo sentito la radio. Vengono degli amici e ci dicono che il fascismo è caduto, che Mussolini è in galera. È festa per tutti” scrive papà Cervi. Ed è Aldo, il terzogenito, che gli fa la proposta. “Papà, offriamo una pastasciutta a tutto il paese”. Alcide accetta. “Facciamo vari quintali di pastasciutta insieme alle altre famiglie. Le donne si mobilitano nelle case intorno alle caldaie, c’è un grande assaggiare la cottura, e il bollore suonava come una sinfonia. Ho sentito tanti discorsi sulla fine del fascismo ma la più bella parlata è stata quella della pastasciutta in bollore. Guardavo i miei ragazzi che saltavano e baciavano le putele (ragazze, ndr), e dicevo: – beati loro, sono giovani e vivranno in democrazia, vedranno lo Stato del popolo. Io sono vecchio e per me questa è l’ultima domenica”, si legge. E invece, cinque mesi dopo, i fascisti tortureranno e fucileranno tutti e sette i suoi figli nel poligono di Reggio Emilia, lasciando il vecchio padre con 11 nipoti da sfamare, 4 vedove inconsolabili e una moglie piegata dal dolore, che nel 1944 non resisterà e morirà di crepacuore, mentre Alcide vivrà fino a 95 anni.

Matteo Salvini e quel tweet di un anno fa contro la pastasciutta antifascista – A distanza di tanti anni, a deridere la pastasciutta antifascista, è arrivato il leader della Lega e Ministro dell’Interno Matteo Salvini, 45 anni. Nel luglio del 2017, quando era eurodeputato, il segretario del Carroccio scrisse su Twitter: “Non perdetevi la pastasciutta antifascista della CGIL, e rimaniamo in attesa di quella anticomunista… RIDICOLI”.  Oggi che è diventato vice premier ed è a capo del Viminale, Salvini dovrebbe fare un ripasso di storia? “Forse vale la pena ricordare, non a Salvini, ché non mi interessa ricordare a lui, che la pastasciutta antifascista nasce da un fatto storico vero – spiega a ilfattoquotidiano.it la presidente nazionale dell’Anpi, Carla Nespolo, 75 anni – e una ventina di anni fa l’Istituto Cervi pensò di riprendere questa esperienza. Oggi a casa Cervi approdano circa 2000 persone. Salvini dovrebbe sapere che la Costituzione italiana, sulla quale ha giurato, è antifascista. Irridere a tutto ciò che si chiama ‘antifascismo’ è uno degli inganni di questo momento politico”.

L’antifascismo, secondo Albertina Soliani, 73 anni, presidente dell’Istituto Cervi, è vivo, perché lo è anche il fascismo. “Come il 25 luglio di allora, mi pare che oggi ci sia la stessa domanda: è caduto il fascismo? No, il fascismo rinasce, in forme diverse, e la pastasciutta oggi vuol dire guardare in faccia la realtà e riconoscere i segni della mentalità fascista” dice a ilfattoquotidiano.it l’ex senatrice Pd.

Chissà cosa direbbe invece, se fosse vivo oggi, e fosse seduto a mangiare la pastasciutta antifascista, il suo ideatore, Aldo Cervi, classe 1909, che, tra i 7 fratelli uccisi, era anche quello più inquieto di tutti. “In un mondo in cui ci sono i miliardari e i morti di fame? Mio padre non sarebbe contento, ci darebbe un bel calcio in culo a tutti quanti” risponde il figlio Adelmo, al telefono con ilfattoquotidiano.it. Alla fucilazione del papà, aveva 4 mesi. Oggi che ha 75 anni, questo ex contadino, ex operaio, ex burattinaio, macina migliaia di chilometri alla guida di “una Punto scassata”, in compagnia dell’inseparabile cagnetta Milka, per presentare in Italia, Austria e Germania, “Io che conosco il tuo cuore. Storia di un padre partigiano raccontata da un figlio”, il libro che ha scritto con Giovanni Zucca, edito da Piemme. Ne avrebbe di cose da dirci ancora, il suo papà. “Oggi siamo in una democrazia, zoppa, certo, ma che ci permette di fare in pace le battaglie per portare un po’ di giustizia, di equità. Oggi – conclude Adelmo – mio padre ci chiederebbe come mai, pur non avendo i fascisti che ci sparano, non riusciamo a farle, queste battaglie”.