Attenti a Momo. È l’utente che nelle ultime ore sta seminando il panico, per davvero, su WhatsApp. Momo è il nome dell’ultima catena di Sant’Antonio che sta infestando i nostri smartphone e le nostre chat invitandoci a (ri)mandare messaggi con foto spaventose per evitare di essere ricontattati. Lo scherzo, al momento, rimane tale e non porta con sé nessun virus, malware o tentativi di truffa informatica e phishing. Si porta dietro soltanto un’immagine profilo terrificante, un volto di donna terribilmente smagrito con occhi fuori dalle orbite, ghigno malefico e capelli neri appicciati al viso. Il numero di origine di Momo è il +57 (313) 529-2569 mentre altri utenti hanno segnalato invece il +81 345102539.

La spaventosa catena di Sant’Antonio si propaga con il passaparola e appare come un numero sconosciuto: ci contatta su WhatsApp e minaccia di perseguitarci se non inviamo le orripilanti foto che ci ha appena inviato. Momo rientra a pieno titolo tra le creepypasta social. Nata come storia corta o “leggenda metropolitana” pubblicata anonimamente su internet e creata con il solo scopo di spaventare i suoi lettori, la creepypasta ha generato inevitabilmente anche la sua declinazione social e Momo ne è la prova. Nel giro di poco è diventata un vero e proprio tormentone, tanto che su YouTube si sono moltiplicati i video che racconterebbero le oscure origini di Momo. In realtà il “mostro”, che sembra una caricatura terrificante della Shelley Duvall del capolavoro horror Shining con Jack Nicholson, altro non è che un’opera artigianale esposta in una mostra d’arte giapponese.

Momo è solo l’ultima delle catene di Sant’Antonio che girano tra chat e gruppi. Si tratta nella maggioranza dei casi di iniziative nate in buona fede ma dietro cui, sempre più spesso, si nascondo oscuri figuri dediti a truffe o attacchi informatici a smartphone e tablet. Per fronteggiare l’avanzare di queste fastidiose catene e per arginare il proliferarsi di  pericolo digitali, WhatsApp ha recentemente preso altre contromisure. La nuova feature appena introdotta è un’etichetta appicciata alla nuvoletta di testo che segnalerà tutti i messaggi copiati e incollati da una chat all’altra e non scritti di proprio pugno dall’utente che ce lo sta inviando. Un altro scudo contro le catene di Sant’Antonio, le fake news e nuovi spaventosi Momo.