“Evitiamo le dietrologie: mi prendo le responsabilità di tutto quello che sto per dire. Siccome ci attende una traversata nel deserto, mi prendo la responsabilità di elencare dieci ragioni per cui abbiamo perso“. Lo dice Matteo Renzi, nel suo intervento in assemblea Pd. “Uno. Sembravamo establishment, anzi lo eravamo. Due. C’è un’ondata internazionale: la volete vedere o fate finta di nulla?”, elenca. “Tre. Le divisioni interne: perché non le vince le elezioni un partito che litiga fino a una settimana prima del voto. Dite che è un’analisi superficiale? Quando volete…”. “Quattro. Io non ho rinnovato abbastanza, soprattutto al Sud. Abbiamo perso perché abbiamo rottamato troppo poco. Cinque. La mancanza di leadership: è vero che non c’è leader senza la sua comunità, ma non c’è comunità che non esprima un leader, perché in politica la comunicazione è essenziale. Sei. Non abbiamo dettato l’agenda: sullo ius soli dovevamo decidere, o si metteva la fiducia a giugno o si smetteva di parlarne. Io l’avrei fatta perché fondamentale”, prosegue. “I vitalizi: se approvi la legge Richetti alla Camera, poi non è che al Senato non l’approvi. I voucher: se facciamo credere che il Jobs act sia la madre di tutti i mali, poi non ci si sorprenda se Di Maio può dire che abbiamo creato schiavismo. Noi abbiamo ceduto alla cultura della Cgil”, aggiunge. “I toni e i tempi della campagna elettorale. Non è l’algida sobrietà che fa sognare un popolo, devi dare un orizzonte forte al Paese”, sottolinea. “Ci siamo autoimposti un tema, la coalizione che non interessava agli italiani: aver seguito per mesi l’operazione di Pisapia, impostaci da una stampa amica, è un errore clamoroso. Siamo stati troppo sui social e poco sul sociale? Non sono d’accordo. Siamo stati poco sui social dove si è sviluppata una campagna devastante che ha mostrificato i nostri”. “Si è detto che abbiamo rappresentato tutto in modo semplicistico e positivo: penso che non l’abbiamo fatto perché il progressismo non deve rappresentare il futuro come una minaccia”, conclude

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