“Non sono andato via quando conveniva e non vado via adesso”. Poi l’avvertimento alla platea che rumoreggia: “Ci rivedremo al congresso e perderete di nuovo”. Come da copione, Matteo Renzi non molla il Pd e, seppur leader dimissionario, si comporta come l’unico padrone di casa. L’assemblea del partito all’hotel Ergife a Roma è ripartita da dove era rimasta incagliata, ovvero la non analisi della sconfitta dell’ex premier e segretario. Che elenca le sue 10 ragioni della crisi e pianifica il ritorno, ma rifiuta di essere quello che si fa da parte. Chi si aspettava un nuovo inizio o almeno l’apertura dei lavori per ricostruire il partito, si è trovato di fronte il refrain del passato. “So che non sono l’unico responsabile ma in politica si fa così: paga uno per tutti“, ha detto. E pure: “Superficiale dire che le abbiamo perse tutte”. O: “Ripartenza non può essere ricostruire un simil Pds o una simil Unione. Se qualcuno pensa che sia la nostalgia la chiave non coglie la novità”. Lui che aveva assicurato di volersi fare da parte dopo la botta del 4 marzo, ha aperto personalmente l’assemblea della presunta ripartenza. Solo dopo ha parlato Maurizio Martina, che a suo modo ha provato a rispondere a Renzi (“Non bastano i tweet, non basta Obama”). Proprio Martina è stato eletto segretario con 7 voti contrari e 13 astenuti e lui dovrà traghettare il partito verso il congresso e le primarie (l’ipotesi è che siano il 23 febbraio, ma non c’è la conferma ufficiale). L’assemblea ha anche approvato un documento per “il rilancio del partito” (leggi qui iltesto integrale). Renzi è rimasto in sala giusto il tempo di sentire il suo successore parlare e poi se ne è andato. Non ascolta Gianni Cuperlo, ma nemmeno Andrea Orlando o l’attacco di Roberto Giachetti. Ignorato completamente il voto. Fuori dalla sala ha convocato i giornalisti l’unico che ha già ufficializzato la sua candidatura alle prossime primarie: Nicola Zingaretti. Che ha attaccato l’ex segretario: “Non ascolta mai”, ha detto. “Non ha argomenti”.

Renzi: “Ci rivedremo al congresso, riperdete il congresso”
La morale della giornata è che non solo Matteo Renzi non molla i dem o per il momento non darà sfogo al piano che tanto lo alletta di farsi un partito per i fatti suoi. Ma addirittura intende tenersi le redini del partito. Costi quel che costi e nonostante la sfilza di sconfitte elettorali. La conferma è arrivata con il discorso davanti all’assemblea dell’Ergife. Quando non solo ha elencato quelle che secondo lui sono state le 10 ragioni della sconfitta, ma ha lanciato un avvertimento a una parte del partito verso il congresso: “Smettiamola di considerare nemici quelli accanto a noi”, ha detto. “Ci rivedremo al congresso, riperderete il congresso e il giorno dopo tornerete ad attaccare chi ha vinto”. E ancora, rispondendo ai fischi: “Adoro stare sui contenuti e ragionare, per chi è in grado di ragionare mica per tutti…”. Quindi ai suoi: “Vi suggerisco di non cadere nelle provocazioni. Non si può sempre, comunque e soltanto, attaccare dall’interno. Perché così si aiuta la destra. Basta risse da cortile alle quali il nostro popolo non può più stare. Io darò il mio contributo per la battaglia educativa e culturale contro chi vuol chiuderci nell’odio e nella paura. Fate il percorso che volete io ci sono, ma se il giorno dopo le elezioni si ricomincia daccapo il problema è quando si chiude il congresso, non quando si inizia. Non siamo alla terza Repubblica ma non siamo nemmeno alla prima Repubblica in cui la corrente di un partito immagina di indebolire il leader per avere poi qualcosa di più. O ce ne rendiamo conto o perderemo la possibilità di incidere”.

Nella lista dei colpevoli finisce anche Ezio Mauro, per vent’anni direttore di Repubblica: “C’è una diversità profonda tra noi e loro sull’immigrazione. So che non tutti la pensiamo così, ma noi sull’immigrazione abbiamo fatto un lavoro straordinario – dice – A Macerata il Pd c’è stato e ha preso una pallottola ma intellettuali radical chic fecero editoriali per dire ‘dov’è la sinistra’. Caro Ezio Mauro, a forza di attaccare noi, si apre un’autostrada da Salvini a Casaleggio“. Gli risponderà Cuperlo: “Abbiamo perso per colpa di Gentiloni, Zanda, Ezio Mauro… ma qualche colpa l’avremo anche noi?”.

I 10 motivi della sconfitta secondo Renzi
L’ex segretario ha voluto, almeno nella forma, dimostrare che sulla sconfitta ha ragionato. E per questo ha fatto un elenco delle dieci ragioni per cui i democratici hanno perso, secondo la sua opinion: “Evitiamo le dietrologie: mi prendo le responsabilità di tutto quello che sto per dire”, ha esordito. “Siccome ci attende una traversata nel deserto, mi prendo la responsabilità di elencare dieci ragioni per cui abbiamo perso”. “Uno. Sembravamo establishment, anzi lo eravamo. Due. C’è un’ondata internazionale: la volete vedere o fate finta di nulla? Tre. Le divisioni interne: perché non le vince le elezioni un partito che litiga fino a una settimana prima del voto. Dite che è un’analisi superficiale? Quando volete… Quattro. Io non ho rinnovato abbastanza, soprattutto al Sud. Abbiamo perso perché abbiamo rottamato troppo poco. Cinque. La mancanza di leadership: è vero che non c’è leader senza la sua comunità, ma non c’è comunità che non esprima un leader, perché in politica la comunicazione è essenziale”. Quindi si è soffermato sui provvedimenti che il Pd non ha approvato, proprio perché la dirigenza renziana aveva deciso di bloccarli prima delle elezioni. “Sei. Non abbiamo dettato l’agenda: sullo Ius soli dovevamo decidere, o si metteva la fiducia a giugno o si smetteva di parlarne. Io l’avrei fatta perché fondamentale. Sette. I vitalizi: se approvi la legge Richetti alla Camera, poi non è che al Senato non l’approvi. Otto. I voucher: se facciamo credere che il Jobs act sia la madre di tutti i mali, poi non ci si sorprenda se Di Maio può dire che abbiamo creato schiavismo. Noi abbiamo ceduto alla cultura della Cgil. I toni e i tempi della campagna elettorale. Non è l’algida sobrietà che fa sognare un popolo, devi dare un orizzonte forte al Paese. Ci siamo autoimposti un tema, la coalizione che non interessava agli italiani: aver seguito per mesi l’operazione di Pisapia, impostaci da una stampa amica, è un errore clamoroso. Siamo stati troppo sui social e poco sul sociale? Non sono d’accordo. Siamo stati poco sui social dove si è sviluppata una campagna devastante che ha mostrificato i nostri. Dieci. Si è detto che abbiamo rappresentato tutto in modo semplicistico e positivo: penso che non l’abbiamo fatto perché il progressismo non deve rappresentare il futuro come una minaccia”.

Accordo con M5s? Ho combattuto come un leone contro questa ipotesi”
Del suo intervento, tutti aspettavano i mea culpa che però non sono arrivati. “Noi l’egemonia l’abbiamo avuta per tre o quattro anni”, ha esordito Renzi. “L’abbiamo persa e l’atto delle dimissioni ha questo significato”. Ma a chi applaude come a sottolineare le sue responsabilità, ha ribattuto: “Abbassiamo tutti i toni delle tifoserie. So che non sono l’unico responsabile ma in politica si fa così: paga uno per tutti”. Si è poi rivolto alla minoranza che lo ha contestato durante il suo mandato: “Chi in questi ultimi 4 anni anziché dare una mano al progetto ha cercato di demolire il Pd ha distrutto non il Pd ma l’alternativa al populismo. Hanno picchiato contro l’argine del sistema, sul web e con divisioni assurde che hanno fatto il male del Pd. Perché non hai fatto una cosa tua dopo le primarie del 2014 o dopo il voto? Perché io credo e contino a credere che sia il Pd l’argine al populismo, non sono andato via quando conveniva e non vado via”. Renzi ha anche parlato dell’ipotesi di un accordo con i 5 stelle, quell’ipotesi che lui durante le mediazioni per la formazione del governo ha demolito in diretta su Rai1 intervistato da Fabio Fazio. E che ancora ci ha tenuto a distruggere: “Avevamo alternative? L’accordo con M5s. Ho combattuto come un leone per oppormi perché chi vince le elezioni deve governare, e hanno vinto M5s e Lega. Se avessimo fatto coalizione con M5s o con il centrodestra avremmo mandato all’opposizione i vincitori delle elezioni e sarebbe stata una ferita per il Paese. Avrebbero detto che nessuno rispetta la democrazia. Se avessero vinto quelli che dicevano accordo M5s-Pd avremmo avuto una profonda ferita costituzionale rispetto chi dice che il M5S è la nuova sinistra, sono cantanti, intellettuali, ma io trovo che sia la vecchia destra. Non potremo mai perdonarli di aver trasformato la lotta politica in Italia in una rissa. Avete inquinato le falde della democrazia. C’è una componente di centrosinistra nel M5s? Possono prendere il bus e pagare i contributi alle colf, ma restano una corrente della Lega”.