Imprenditore edile, indicato dai collaboratori di giustizia come una delle più attive espressioni del sodalizio di Castelvetrano e dagli inquirenti come un “uomo di fiducia del boss latitante Matteo Messina Denaro“. Niccolò Clemente, 50 anni, è stato arrestato dalla Dia di Trapani per associazione mafiosa e gli sono state sequestrate le società Calcestruzzi Castelvetrani e Clemente costruzioni. L’operazione, con l’esecuzione del provvedimento del Gip, rientra nell’ambito delle iniziative investigative della Dia, coordinata dalla Dda di Palermo, per disarticolare la rete dei consociati mafiosi più “vicini” al latitante di Cosa Nostra nascosto da 25 anni, attraverso l’individuazione e l’eliminazione dal mercato delle imprese mafiose che costituiscono le principali fonti di approvvigionamento finanziario dell’organizzazione mafiosa di Castelvetrano.

Le indagini su Niccolò Clemente sono nate dalle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Lorenzo Cimarosa e, in misura minore, da Giuseppe Grigoli, entrambi condannati in via definitiva quali appartenenti alla famiglia mafiosa di Castelvetrano, che hanno definito l’imprenditore come “capace di infiltrare e condizionare il tessuto economico locale nei settori dell’edilizia pubblica e privata e nel commercio del conglomerato bituminoso, al fine di assicurare alla ‘famiglia’ significative risorse finanziarie”.

Rapporto “diretto e privilegiato” con il boss – “Le indagini hanno dimostrato che Nicolò Clemente, forte del suo rapporto diretto e privilegiato con Messina Denaro – dice la Dia – ha nel tempo sistematicamente partecipato, attraverso le due aziende oggi in sequestro, alla spartizione delle commesse nel settore delle costruzioni edili e del calcestruzzo, che avveniva all’interno di un circuito mafioso/imprenditoriale del quale facevano parte, oltre a Clemente gli imprenditori Giovanni Filardo, Giovanni Risalvato, lo stesso Lorenzo Cimarosa e Rosario Firenze (i primi tre condannati definitivamente per associazione mafiosa, l’ultimo attualmente detenuto per il medesimo reato, con condanna di primo grado).

I soldi alla sorella di Messina Denaro – Nicolò Clemente, osserva il Gip, è risultato pienamente inserito nel contesto mafioso-imprenditoriale castelvetranese attraverso una logica spartitoria ispirata dai vertici della famiglia mafiosa (tra tutti il latitante ed i suoi parenti in libertà) ed attuata mediante il sistematico ricorso alla violenza e alla minaccia nei confronti dei committenti riottosi a piegarsi di fronte alla sua caratura mafiosa. Il pentito Cimarosa in un colloquio registrato in carcere nel 2014, affermava che Patrizia Messina Denaro, sorella del latitante arrestata dalla Dia di Trapani nel 2013, aveva ricevuto denaro da Nicolò Clemente e da altri imprenditori che in quel momento si spartivano le commesse controllate dalla famiglia mafiosa di Castelvetrano.

Il fratello Giuseppe – Il nucleo familiare di Nicolò Clemente, ricostruisce sempre la Dia di Trapani, è stato da sempre parte dello zoccolo duro dell’associazione mafiosa di Castelvetrano. Il fratello Giuseppe, associato di primissimo rango e facente parte della cerchia più ristretta e fidata degli amici di Matteo Messina Denaro, fu condannato per mafia e per alcuni omicidi, commessi in concorso col superlatitante di Cosa Nostra. Pericoloso killer trapanese, Giuseppe Clemente esercitò l’attività imprenditoriale insieme al fratello Nicolò. Quest’ultimo aveva un rapporto di ‘collaborazione’ di natura fiduciaria, scrive il Gip, con Vito Cappadonna condannato per aver aiutato Messina Denaro durante la sua latitanza, mettendogli a disposizione vari alloggi e fungendo da vivandiere e co-detenuto del fratello Giuseppe Clemente.

Il legame tra la famiglia e Messina Denaro – Dopo la condanna all’ergastolo, Giuseppe, afflitto da crisi depressive, si suicidò in carcere nel 2008, proprio nel giorno del compleanno dell’amico Matteo Messina Denaro. Il legame tra la famiglia Clemente e quella di Messina Denaro risulta anche di tipo imprenditoriale nella società “Enologica Castelseggio“, costituita negli anni Ottanta, oggi definitivamente confiscata in quanto diretta espressione delle famiglie mafiose di Castelvetrano e strumento di riciclaggio.

I summit mafiosi – Le indagini hanno anche documentato alcuni riservati summit mafiosi cui hanno preso parte Clemente e Dario Messina, presunto reggente della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, recentemente sottoposto a fermo nell’ambito dell’operazione ‘Annozero. Durante l’operazione la Dia di Trapani, con lo Sco e le Squadre Mobili di Trapani e Palermo, ha eseguito anche diverse perquisizioni locali nei confronti di presunti esponenti mafiosi castelvetranesi.