Dal Castello Ursino all’ostello, dai locali di piazza Currò fino a quelli del porto, gli avventori di pub e trattorie sono quasi tutti d’accordo: il prossimo sindaco di Catania sarà Salvo Pogliese. Per quanto non è dato sapere: un processo per peculato, infatti, rischia di farlo sospendere dopo pochi mesi da quella che viene definita come una vittoria “molto probabile“. “Io sono tranquillo. Sia per i processo sia per i sondaggi che mi danno testa a testa con Enzo Bianco e ma che vengono dallo stesso entourage dello stesso Bianco”, dice l’aspirante primo cittadino del centrodestra, che secondo le rilevazioni si gioca la vittoria voto su voto con il primo cittadino uscente. Ma d’altra parte al bar le percentuali servono a poco. A infondere sicurezza basta la faccia, la sua, che è praticamente ovunque. Nei muri dei vicoli del centro storico e nei cartelloni sulla tangenziale: una faccia rotonda quella di Pogliese, titolare di un sorriso capace di mettere in mostra una dentatura da berlusconiano perfetto. Basta la faccia dunque e uno slogan che deroga all’originalità: una scelta d’amore per Catania. “L’ho scelta io quella frase, non un giornalista o un grafico”, ci tiene a sottlineare il diretto interessato. Che è appoggiato da ben nove liste: secondo i bene informati bastano a spingere l’europarlamentare verso la vittoria al primo turno.

Cinque in lizza: si vince col 40% – Un paio d’anni fa, infatti, gli scienziati dell’Assemblea regionale siciliana hanno deciso di varare una legge bizantiniana: basta prendere il 40% al primo turno per vincere le amministrative. Un obiettivo largamente alla portata di Pogliese. A Catania, infatti, il centrodestra ha preso il 32% alle politiche e l’uomo forte di Forza Italia è riuscito a portare dalla sua parte anche pezzi di centrosinistra: quota quaranta punti percentuali non è difficile da raggiungere. Per provare a conquistare la poltrona più alta di palazzo degli Elefanti, il Movimento 5 stelle – primo partito in città il 4 marzo scorso – candida il professor Giovanni Grasso. Per Pogliese, però, l’avversario da battere è Bianco, sindaco uscente giunto alla quinta ricandidatura esattamente trentanni dopo la prima. A questo giro il Pd, però, ha preferito evitare di mostrare il suo simbolo nella coalizione che appoggia l’ex ministro dell’Interno. Che potrebbe perdere voti a beneficio di Emiliano Abramo, candidato civico e presidente della comunità di Sant’Egidio.

L’attacco di Bianco: “Pogliese non candidabile” – L’impressione, dunque, è che lo scontro possa essere tutto sull’asse Bianco-Pogliese. Proprio il sindaco, qualche settimana fa, ha contribuito a polarizzare il clima attaccando direttamente l’avversario che vuole sottrargli la poltrona. “Lo dico dal profondo del cuore: onorevole Pogliese, trovo estremamente imprudente e irresponsabile che lei si candidi a sindaco di Catania mentre è sotto processo per peculato. Così Catania – se lei dovesse essere eletto, ma lo ritengo improbabile – rischierebbe di ritrovarsi senza sindaco per 18 mesi. Se fosse nel nostro campo lei non sarebbe candidabile neanche nei consigli di quartiere”, è uno dei rari momenti di tensione di una campagna elettorale scivolata via al rimorchio della crisi politica nazionale.

Le contestazioni: “Peculato per 40mila euro” – Cresciuto nel Fronte della Gioventù, poi passato in An che lo ha eletto in consiglio comunale, Pogliese ha nel suo curriculum anche due legislature da deputato regionale. E proprio a quel periodo si riferiscono le contestazioni della procura di Palermo. L’indagine è nota con un eloquente appellativo: “Spese pazze all’Ars“. I fatti risalgono alla legislatura 2008/2012 quando l’eurodeputato era vicecapogruppo del Pdl, ma nei fatti coordianava l’area di Alleanza Nazionale. Secondo gli inquirenti erano 14 i deputati che utilizzavano i fondi pubblici assegnati a ogni gruppo parlamentare per scopi personali. All’inizio l’inchiesta aveva coinvolto ben 97 persone: molte posizioni vennero archiviate, altre stralciate, altre ancora subirono solo un processo erariale. Alcuni, però, finirono a giudizio. È il caso di Pogliese, che in un primo momento era stato accusato di peculato per una cifra vicina ai 70mila euro. Alcune contestazioni sono cadute in fase preliminare e adesso l’aspirante sindaco di Catania è a processo per poco più di 40mila euro.

Lui: “Soldi anticipati per il partito” – Soldi che per l’accusa Pogliese avrebbe intascato effettuando bonifici dal conto corrente del partito a quello personale. Non è andata così secondo il suo legale, l’avvocato Giampiero Torrisi, che è convinto di poter dimostrare l’assoluta innocenza dell’esponente di Forza Italia. Quei bonifici, infatti, sarebbero rimborsi che Pogliese avrebbe intascato dopo aver anticipato di tasca propria il denaro per coprire alcune spese del gruppo Pdl, all’epoca a corto di liquidità. “Io sono l’unico parlamentare d’Italia che ha anticipato i soldi per pagare il tfr ai dipendenti del suo gruppo parlamentare. Tutto è documentato e in regola. Sono talmente sereno che mi sono candidato sindaco, dimettendomi da europarlamentare in caso di elezione e rinunciando così all’immunità parlamentare”,  dice al fattoquotidiano.it il diretto interessato. Saranno i giudici a stabilire come sono andate le cose. Di certo c’è solo che la sentenza arriverà solo dopo le amministrative. E quindi solo dopo un’eventuale elezione di Pogliese a sindaco di Catania. In caso di condanna decadrebbe come previsto dalla legge Severino. E a Catania arriverebbe un commissario. Pogliese fa gli scongiuri: e dai maxi manifesti continua a sorridere.

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(aggiornato da redazioneweb alle ore 14 del 9 giugno 2018)