Myss Keta all’ufficio anagrafe di Milano non esiste. Eppure si materializza in zona Porta Venezia in carne, capello biondo (“prima donna biondo naturale al mondo”) e mascherina. Al posto di “paste” e superalcolici beve un the freddo con fetta di limone. Con lei l’ “amò” Stefano Riva, mente e campionature di Motel Forlanini. L’album firmato Myss Keta appena uscito, il primo, Una vita in capslock (Universal), è il coronamento di un progetto musicale, e di mille altri rivoli cross e transmediali, iniziato nel 2013 con Milano, sushi & coca. Lei è regina e icona di una scena musicale tutta in divenire e difficilmente catalogabile tra il rap e l’elettronica. I suoi brani carichi di autoironia – Stress, Botox, Ultima botta a Parigi, giocano su rime baciate, riferimenti a un mondo un po’ spappolato e glam di tv, club e mode dell’oggi, senza mai perdere di vista il divertimento e la provocazione soprattutto nell’ambito sessuale. Rockol ha definito Una vita in capslock “tredici pezzi di beat scoperecci-danzerecci con voce da telefono erotico che mettono sul piatto droga, spleen, cinismo, alcool, sesso promiscuo e quadretti da jet-set anni Novanta”. Troppo buoni. Perché la voce di Myss Keta live è addirittura da tutorial porno. “Ho una bellissima voce da sussurro perché vengo dal doppiaggio di film erotici”, spiega Myss al FQMagazine. “È diventata un punto di forza. Quando partimmo con Milano, sushi & coca era una voce inascoltabile”.

Questo è il primo album vero e proprio.
“Vero. Abbiamo iniziato anni fa prima con canzoni singole come si fa adesso. Poi i video e un mixtape L’angelo dall’occhiale da sera: con il cuore in gola, infine abbiamo formalizzato l’esistenza di Myss sbarcando su Spotify”.

Come compone i suoi brani Myss Keta?
“Lavoriamo su differenti ispirazioni del collettivo Motel Forlanini. Ognuno pensa per sé, poi ci segniamo le idee sulle note dello Smartphone, Riva fa le basi e componiamo i versi richiamandoci a singoli concetti”.

Nel secondo brano dell’album La donna che conta, brano divertentissimo, vengono ospitati Silvio, Lele, Miuccia, Enzino ed Ezio…
àòò“È il bel mondo. Milano featuring Cologno Monzese. È la formazione sentimentale di Myss tra gli anni ’80 e i 2000, un po’ in pillole”.

Ci sono anche Belen e papa Wojtyla…
“È l’universo myssketiano, quello che ha formato me e i Motel Forlanini. Un continuo bombardamento di tv, notizie, supernotizie, overnotizie, gossip, soubrette, tg, scandali, tangentopoli. Tutto rimescolato nel cervello. In Motel lo condividiamo tutti, siamo fanatici di una cultura del passato”.

Poi nell’album c’è pure una parte introspettiva, più intima…
“Le persone più serie sono molto ironiche, quasi satiriche, grottesche. È necessario costruire una lente per deformare la realtà”.

In mezzo all’ironia però canti spesso anche di gabbie: qual è quella che ti infastidisce di più?
“Quella dei ruoli sessuali imposti, sia per la donna che per l’uomo. In questo periodo l’uomo e la donna ne soffrono molto. La donna deve essere tutta santa, moglie, puttana. L’uomo non deve emozionarsi, fare il duro, essere maschio. Consideriamoci invece persone e ognuno agisca come “capslock” vuole, no?”

Myss Keta è bisex?
“Myss è amore puro. E anche “bisessuale” è una definizione precostituita. Dobbiamo fare tabula rasa”.

Nel brano Inferno canti in un verso “Il mio peccato finirà”…
“Chi non è peccatrice?”

Dove si colloca la tua/vostra musica?
“Noi siamo pop e conteniamo elementi rap ed electro. Trap, house? Non so. Nella pratica la nostra musica è pura vocalist/rap su base elettronica. Non voglio far paragoni alti, ma guarda Madonna”.

Vorresti fare un disco con lei?
“Sì. Poi muoio. Comunque glielo comunico via mail. Se lei ci sta, il modo si trova”.

Modelli per Myss?
“Raffaella Carrà, Peaches, la Berté perché è la Bertè.

Myss non è tipa da amore romantico…
“Non può essere la forma principale di amore con cui si convive nella vita. C’è l’amore per gli amici, la famiglia, le persone che ti stanno intorno. Guarda i brani italiani cantati da donne, come Mina – bravissima, ma i testi un po’ meno. Solo Com’è bello far l’amore (Tanti auguri ndr) è rottura totale, femminismo vero”

In così pochi anni ti ha intervistato il mondo. Di te si sa di tutto a parte la vera identità. C’è chi ti prende in giro per la mascherina…
“È per staccare un secondo dal mondo esterno. È come una casa, dà un senso di distacco ma al contempo ti fa essere più te stessa”.

Sembra un burqa, qualcosa che ha un significato politico forte. Per consentire a tante donne di poter decidere di non metterselo nel mondo ci si scanna, ci si prende a pietrate…
“Nel mio cervello il mondo in cui si muove Myss Keta è assolutamente post 11 settembre. Dopo quella data sono stati messi in gioco tanti movimenti culturali, sociali e politici. È la data cruciale dell’ingresso della visione orientale nella cultura occidentale. Cultura che da una parte ci spaventa e dall’altra è un mercato florido a livello economico. Anche con la Cina che facciamo? Certo fanno paura ma d’altra parte non possiamo fare a meno di loro”.

Addio no global: Myss keta è global.
“Think local act global. Difficile essere aderenti solo al proprio piccolo terreno. In tutte queste culture estere ci sono elementi che è giusto che anche noi viviamo nel nostro mondo. Il burqa spaventa. È il mistero di una sensualità strana. Ha un dualismo che mi attrae”.

Poi per coprirti usi un occhiale molto anni ottanta…
“Questa è moda pura”.

Del resto vivi nella “capitale della Moda”.
“Guardate che oggi siamo ancora in quella Milano da bere anni ottanta. C’è ancora questa cosa dell’aperitivo, del business spostato nella notte, delle mani strette, delle conoscenze, degli yuppies, della cocaina. È un’epoca che non è mai finita. Cambiano fisicamente gli attori ma quella roba lì rimane”.

Myss Keta è fidanzata?
“Con Gesù. Perché Madonna non stava con Jesus?

A breve parte un vero tour estivo…
“E il 9 giugno siamo a Milano in contemporanea a Liberato. Lancio l’hashtag: #LiberiamocidaLiberato”.

Anche lui si è coperto con il cappuccio della felpa per non svelare la propria identità…
“Ognuno fa quello che vuole. Abbiamo però notato che molte degli atteggiamenti di Liberato son simili ai nostri: nascondere il volto, l’attitude un po’ street. Il problema è che il progetto Liberato è spinto fin dal giorno uno. Noi veniamo dal basso. L’attenzione economico-mediatica nel lanciare Liberato è invece stata costruita a tavolino fin da subito. Chi nasce dal basso capisce cosa sto dicendo”.

Qualcun ha mai tentato di toglierti mascherina?
“Magari qualche fan scapestrato, ma a quelli che conoscono la storia di Myss  e la seguono da tempo non gliene frega nulla. Se vai su Google e digiti Myss Keta escono le ipotesi più pazze su chi sono. Comunque io faccio il banchiere e la bancaria”.

Cosa si aspetta Myss Keta dal suo futuro?
“Mi concentro su quello che mi accade nel breve termine per cogliere ogni opportunità al balzo”.

(Intanto Stefano Riva che ci ha ascoltato e seguito per l’intera intervista sbocconcellando un sandwich vuole che finisca agli atti il suo desiderio: “Vorrei una casa di proprietà in Piazza Duomo, e una grande amicizia con giudici, avvocati, imprenditori”)