L’altra sera, al MetGala, l’evento annuale di raccolta fondi organizzata dal Metropolitan Museum, che prevede una sfilata di vip che indossano abiti-opere d’arte per incantare il pubblico, il tema per il dress code era il Cattolicesimo, ovvero la correlazione tra religione e moda. Perché si sa che la religione è come il cacio: sta bene ovunque. Il tema è risultato particolarmente efficace perché, con buona pace dell’umile San Francesco, oggi le star sono i nuovi Santi, ed è per questo che noi ogni giorno celebriamo la loro opulenza sull’altare di Instagram dedicando a loro tempo, preghiere, e cuoricini.

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E così fiotti di ‘celeb’ si sono accalcate sul red carpet rivestite di oro, croci, aureole, maglie cotte, cappe, e tutto quello che serve per dare l’idea vaga di religione, ma anche di un soft porno anni ’80. Tra tutte le dame ricoperte di brillanti e spavalderia la vera star della serata è stata Rihanna, che si è presentata vestita da vescovo, ma in versione hard. Ovviamente la parte “hard” ha accresciuto il valore percepito del “vescovo”, e così mezzo mondo ha inteso che Rihanna fosse vestita da Papa. In pochi minuti sua foto ha fatto il giro di internet, delle maggiori testate internazionali, rivitalizzando immediatamente, nella mente della gente comune, l’occhio con cui si guarda all’outfit papale. Da questa vicenda ho intuito un grande verità, che a molti potrebbe blasfema, ad altri offensiva, ma che, purtroppo per loro, è semplicemente aderente alla realtà: Rihanna è meglio di un Papa. Il perché ve lo spiego in tre semplici punti.

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1. RAPPORTO QUALITà/PREZZO: Se è vero che il vestito di Rihanna, creato ad hoc da John Galliano, non è propriamente sinonimo di umiltà, è vero anche i look papali non sono certo economici, a partire dalle scarpe di Prada per finire con i pregiati tessuti delle tonache. La differenza però è evidente: Rihanna sul tappeto rosso risultava splendida e scintillante, mentre i Papi a cui siamo abituati hanno spesso un’aria smunta e spenta. Questo conferma l’idea generalizzata che il lusso sia meglio farlo vedere, come nell’abito di Rihanna, che tenerlo nascosti nei tesori del Vaticano, per fingere umiltà. L’umiltà non va più di moda, da quando c’è Instagram. E poi, se proprio bisogna spendere 300 euro per una scarpa, che almeno sia con il tacco a spillo. Un po’ di rispetto per i feticisti, anche loro sono figli di Dio.