C’è questo libro di John Williams che si chiama Stoner e che, nel 2013, è diventato un caso editoriale in Europa. Pubblicato nel 1965, ci sono voluti quasi cinquant’anni perché il pubblico si accorgesse della bellezza di questo romanzo. La storia è semplice e canta le gesta del signor Stoner, un uomo normale. Famiglia umile, carriera da professore universitario, matrimonio lungo e alla lunga infelice, relazione adulterina, scandalo, morte, oblio. Niente lustrini, colpi di scena nemmeno a parlarne: per chi cerca carisma e opulenza, vale la pena riaprire Gatsby. Eppure in Europa questo libro (che in effetti è molto bello) ha avuto un grande successo. Viene da pensare che i lettori abbiano capito, già 5 anni fa, il valore di una storia normale. Complice la realtà filtrata dei social, le storie normali stanno scomparendo alla velocità della tartaruga ‘Elusor macrurus’ (quella con la cresta verde da punk). Si potrebbe pure pensare a un programmino sulla falsariga dell’immarcescibile quiz di Canale5: chi vuole raccontare una storia normale?

Nessuno, parrebbe. Dev’essere questo l’assunto tenuto in considerazione dagli autori del Grande Fratello. Già. Di questo stiamo parlando. Della prima puntata del reality più longevo della storia della tv italiana, andata in onda ieri sera su Canale5 con la conduzione della Regina, Barbara D’Urso. Un’edizione che, sulla carta, avrebbe dovuto ricalcare la prima, quella andata in onda talmente tanti anni fa che se qualcuno dicesse “Natufiano” non ci stupiremmo. Un’edizione che aveva come protagonista “la gente normale”: Salvo il pizzaiolo, Rocco l’ingegnere, Cristina la bagnina, Pietro lo studente, Roberta l’impiegata, Sergio il surfista. Persone con vite comuni, mai viste prima in tv. Cosa che certamente non si può dire del manipolo di individui selezionato sapientemente dal Barbara’s team: il fidanzato di Nina Moric, la figlia di Bobby Solo, la nuora di Gino Bramieri, il Ken umano (versione italiana), il fidanzato della senatrice Pezzopane, e tutta una serie di tizie e tizie che sostengono di avere poco più che vent’anni non si capisce secondo quale unità temporale. Tutti, nessuno escluso, già visti più volte nei salotti dursiani o in qualche altro programma tv.

Ora, ai fini dello show, questa accozzaglia può regalare molta soddisfazione: c’è da scommettere che alcuni di questi signori siano davvero disposti a tutto. E Barbara, una che se si tratta di reality non deve imparare niente da nessuno, saprà giostrare il tutto con la maestria di un Willy Wonka del tubo catodico. Uscite sopra le righe, inciuci, tresche, amoreggiamenti: in questa edizione del Grande Fratello non mancherà nulla. E il risultato all’auditel portato a casa ieri sera  (3.598.000 telespettatori e il 22,6% di share) ha buoni margini di miglioramento.

“Dite quello che volete, ma Barbara d’Urso in una serata ha cancellato 9 edizioni della Marcuzzi, 4 Isole, e 2 edizioni del GFvip della Blasy”, si legge in un tweet. Il trash conosce ragioni che la ragione non conosce, signora mia. E in questo senso, la macchina messa in piedi da Mediaset e affidata non a caso alla D’urso ha molti colpi da sparare (non ultimi, gli opinionisti in studio, Cristiano Malgioglio e Simona Izzo, perfetti per il ruolo). Certo, si poteva avere il coraggio di rinchiudere nella casa gente con storie normali (e per questo belle) da raccontare e non questo buffo circoletto di mezzi personaggi che, dicevamo, danno l’impressione di essere pronti a tutto pur di guadagnarsi 10 ospitate in discoteca, una volta usciti. Di questo passo si rischia davvero di ritrovarci a guardare qualcosa che somiglia a un romanzo di Stephen King (scritto sotto pseudonimo) che parla proprio di un reality: i concorrenti, reclutati con prove complicate e (ovviamente) molto umilianti, devono nascondersi, e scappare da cecchini appostati ovunque che cercano di farli secchi. Il tutto davanti alle telecamere, giorno e notte. Chi vince? Quello che resta vivo, se c’è.

Twitter: @claudoe

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Grande Fratello 2018, la classifica dei 5 momenti più trash orchestrati da Barbara D’Urso

prev
Articolo Successivo

Marco Garofalo, morto il coreografo e professore di Amici: aveva 62 anni

next