È stata una scoperta dal retrogusto tecnologico quella di Luca Malaschnitschenko, 13enne tedesco con la passione per l’archeologia e del suo mentore René Schoen. Quello che avevano trovato lo scorso gennaio sull’isola di Rugen, nel nord della Germania, non era un pezzo di alluminio come era sembrato in un primo momento. I due avevano tra le mani una moneta d’argento, e non una qualunque: dopo l’operazione ufficiale fatta partire lo scorso fine settimana sull’isola del Baltico, gli scavi delle autorità archeologiche tedesche hanno portato alle luce un tesoro appartenente al re danese Aroldo I.

Il suo soprannome, dovuto alla passione per le more o forse all’usanza di colorarsi di blu i denti che avevano alcuni guerrieri nordici dell’epoca, era ‘Dente Azzurro‘, in inglese Bluetooth. Il nome scelto 1000 anni dopo dalla svedese Ericsson alla tecnologia wireless utilizzata per far comunicare cellulari, tablet e pc. Il simbolo che compare dai primi anni duemila su quasi tutti i dispositivi elettronici del mondo è in effetti un omaggio al re vichingo dotato di grandi capacità diplomatiche.

La squadra di archeologi del Meclemburgo che ha tirato fuori anelli, orecchini, bracciali e altri gioielli, ma anche 600 monete d’argento e un martello di Thor lo considera “il più importante scavo del Baltico meridionale di monete dell’età del re ‘Dente azzurro'”. Il tesoro potrebbe essere stato sotterrato verso la fine degli anni ’80 del IX secolo, quando Aroldo fuggì in Pomerania, dove morì nel 987. Le sue capacità diplomatiche convinsero gli ingegneri dell’azienda svedese a dedicargli la nuova scoperta tecnologica: fu lui che nel decimo secolo unì il frammentato regno dei danesi e che, voltando le spalle alla tradizione vichinga, introdusse il cristianesimo nel Paese. Anche il logo del Bluetooth è un omaggio a Harald, ottenuto unendo le rune nordiche che rappresentano le iniziali H. e B, ovvero Harald Blåtand.