Che l’elettrico sia davvero dietro l’angolo, anche per noi italiani storicamente “ammalati” di automobile e di guida attiva? Forse sì. Almeno a giudicare dai risultati del sondaggio effettuato in questi mesi da Lorien Consulting per Legambiente, che mette in mostra un gradimento di tutto rispetto del pubblico nostrano nei confronti dell’auto più “verde”: un terzo circa del campione intervistato sarebbe propenso all’acquisto futuro di un veicolo elettrico. Quanto meno in presenza di determinate condizioni che, in definitiva, fanno esattamente la differenza: infrastrutture, comodità di ricarica e costi finali sono naturalmente traguardi irrinunciabili per la “sostituzione” della tradizionale meccanica a scoppio.

Vediamo meglio. Se poco oltre un terzo del campione mette al primo punto i generici costi di base – ricarica ed incentivi compresi – tra le richieste “ambientali” per l’acquisto dell’auto che consuma solo Watt, una percentuale pressoché paritaria (29%) ritiene nello specifico fondamentale la presenza di incentivi fiscali all’acquisto nella misura di almeno il 15-20% del valore del bene.

Si scende poi ad un quarto delle richieste per quanto concerne l’ampliamento dei punti di ricarica sia in città ma anche su tratte extraurbane, mentre un quinto degli intervistati ritiene importante anche la possibilità di effettuare la ricarica direttamente presso la propria abitazione.

Il problema dell’autonomia effettiva delle auto elettriche non passa in ogni caso in secondo piano, poiché un buon 25% pensa che proprio da una maggior durata della carica potrebbe venire una spinta importante verso l’acquisizione dell’auto con questa tecnologia. In secondo piano, invece, le prestazioni, importanti solo per il 14% degli intervistati, mentre “fanalino” di coda dei gradimenti del pubblico sarebbe la possibilità di disporre del modello preferito in versione ad alimentazione elettrica (9%).

Lo stesso sondaggio, peraltro, fotografa anche usi e costumi della mobilità più tradizionale, evidenziando anche in questo caso un’evoluzione nella fruizione quotidiana della mobilità. Scende ad esempio considerevolmente l’impiego di mezzi pubblici (-12% in sei mesi), cresce di un pelo quello dei mezzi privati, moto e scooter inclusi. D’altro canto, è in salita pure il ricorso all’auto condivisa (il famoso “car sharing”, impiegato dal 13% degli italiani con un incremento del 3% sul semestre precedente); il 12% guida l’automobile solamente attraverso questo servizio. In leggera flessione taxi e noleggi tradizionali (-2%; servizi impiegati dal 17% della popolazione), mentre l’uso della bicicletta resiste a tutto: la cara due ruote a pedali è sfruttata da quasi un terzo della popolazione (28%), anche d’inverno nonostante la lieve e comprensibile flessione del 4% sul precedente semestre tiepido, dovuta per l’appunto a condizioni ambientali più difficili.

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