“Prima che lei diventasse direttore sanitario, nel gennaio 2016, quell’ospedale era un colabrodo e sugli acquisti regnava l’anarchia. Lei sin da subito si è attivata per fare rispettare le procedure, dopo la fusione tra il Cto e il Gaetano Pini, e per questo ha iniziato a dare fastidio”. Lo ha detto ai cronisti l’avvocato Piero Magri, difensore di Paola Navone, il direttore sanitario dell’ospedale milanese Cto-Pini, finita agli arresti domiciliari il 10 aprile nell’ambito di un’inchiesta sulle presunte tangenti nella sanità, dopo l’interrogatorio di garanzia di questa mattina, durato circa tre ore, davanti al gip Teresa de Pascale. L’inchiesta dei procuratori aggiunti Eugenio Fusco e Letizia Mannella ha portato all’emissione di misure cautelari, oltre che per la Navone, per l’imprenditore Tommaso Brenicci (in carcere), per i due chirurghi ortopedici Giorgio Maria Calori (che ha respinto le accuse davanti al gip) e Carmine Cucciniello e per due primari dell’ospedale Galeazzi.

Il legale ha riferito poi che la sua assistita, oltre ad avere risposto questa mattina in modo dettagliato alle domande del giudice nel corso di un interrogatorio “molto teso”, da circa “un anno chiedeva di essere ascoltata”. Risale al maggio 2017, infatti, la querela, depositata al pm Eugenio Fusco (titolare di un’altra indagine sulle presunte sponsorizzazioni in cambio di tangenti al Cto-Pini, che portò successivamente all’arresto del primario Norberto Confalonieri) e sul tavolo del gip De Pascale, che la Navone aveva presentato dopo un esposto ‘apocrifo’ (i sindacalisti indicati hanno poi disconosciuto le firme, ndr) arrivato al Pini intorno al 14 febbraio 2017, in cui si parlava genericamente di “spartizione di soldi pubblici” in modo clientelare, “grazie alle coperture politiche di alcuni primari e universitari e con la complicità del direttore sanitario aziendale“. Navone aveva presentato anche una querela nel maggio 2017 per diffamazione perché negava di aver mai ricevuto “alcuna regalia o favoritismo o pressione da altri – men che meno dai fornitori – né ha mai fornito coperture o complicità verso situazioni clientelari” .