Nessun conflitto di interesse, nessuna corruzione. Per Giorgio Maria Calori, il primario del Cto-Pini di Milano, arrestato tre giorni fa nell’inchiesta milanese su presunte tangenti nella sanità assieme ad altre cinque persone, non c’era “alcun conflitto di interessi” tra il suo ruolo e i suoi rapporti, anche societari, con l’imprenditore Tommaso Brenicci, arrestato. Lo ha sostenuto lo stesso primario, ora sospeso, in oltre tre ore di interrogatorio di garanzia, come spiegato dal legale Nerio Diodà. Nessuna tangente, per la difesa, ed è stata “confermata da pm e gip la professionalità del suo operato”. Subito dopo gli arresti in Procura sono arrivate alcune segnalazioni di pazienti che ritengono di essere stati danneggiati dal medico. Dagli atti dell’indagine, coordinata dagli aggiunti Eugenio Fusco e Letizia Mannella, erano emerse le considerazioni dell’altro primario del Pini arrestato, Carmine Cucciniello (sarà interrogato oggi), che intercettato descriveva la vicenda di un’infezione inventata da Calori per operare a tutti i costi. Il gip Teresa De Pascale, tra l’altro, nell’ordinanza cautelare ha evidenziato “l’approccio interventista” di Calori “volto al maggior guadagno piuttosto che alla preminente cura del paziente”.

L’avvocato Diodà, al termine dell’interrogatorio durato circa tre ore e mezza, ha voluto precisare che “dal procuratore e dal gip, Calori (ai domiciliari, ndr) ha avuto la conferma che questa vicenda non ha nulla a che fare con la sua professionalità” di chirurgo ortopedico. Nell’inchiesta allo stato non vengono contestate presunte lesioni a Calori. Il difensore ha chiarito, inoltre, che il primario davanti al gip ha ammesso i “fatti oggettivi” descritti negli atti, ma lui “non ha mai posto in essere atti contrari ai doveri d’ufficio”.

Nessuna corruzione, dunque, nei suoi rapporti con l’imprenditore Brenicci a cui sono riconducibili alcune società che forniscono dispositivi medici. L’imprenditore avrebbe incassato 874mila euro con le sue forniture (“tutte documentate e nell’interesse dei pazienti”, ha detto Calori) all’Unità Chirurgia Ortopedica Riparativa diretta da Calori, il quale sarebbe stato ripagato, secondo l’accusa, con consulenze per 206mila euro e altre utilità, come quote societarie. I rapporti con Brenicci, ha chiarito Diodà, “sono tutti documentati e corretti, compatibili col suo incarico a tempo, i 206mila euro sono stati dichiarati così come la partecipazione nella società inglese” di Brenicci. In relazione ai rapporti con l’ex sottosegretario al Pirellone, Gustavo Cioppa, indagato, Calori ha chiarito, come detto dal difensore, che “è persona seria, che non ha fatto nulla di male e a cui lui aveva solo chiesto la cortesia di verificare a che punto fosse il progetto Domino”, che nel marzo 2017 accreditava il reparto diretto da Calori come punto di riferimento regionale per il trattamento delle infezioni articolari.

Intanto ieri è stato interrogato l’imprenditore: “Voglio chiarire ma ho bisogno di qualche giorno per leggere i documenti” ha detto Brenicci. L’imprenditore, assistito dall’avvocato Paolo Tosoni, non ha risposto alle domante del gip Teresa De Pascale e si è riservato di chiedere ai procuratori aggiunti Letizia Mannella e Eugenio Fusco, di essere interrogato per dare la sua versione dei fatti.
“È una indagine piuttosto completa – ha commentato l’avvocato Tosoni – e mi sembra che le vicende oramai siano state totalmente esplorate. Per questo credo che anche nei confronti del mio cliente si poteva procedere con una misura meno afflittiva del carcere e come per i pubblici ufficiali disporre gli arresti domiciliari”. Ai domiciliari sono infatti finiti Paola Navone, Calori e Carmine Cucciniello, rispettivamente direttore sanitario, e responsabili delle unità operative di Chirurgia ortopedica Riparativa e di Ortopedia Correttiva del Cto-Pini e Lorenzo Drago e Carlo Luca Romanò, uno a capo dell’unità di Chirugia Ricostruttiva e l’altro del Laboratorio Analisi del Galeazzi

Intanto l’Ordine dei medici di Milano fa sapere che si costituirà parte civile: “Qualsiasi attività medica fatta ai danni dei pazienti è odiosa e va perseguita in tutte le maniere. L’Ordine di Milano ha sempre chiesto ai Magistrati di potersi costituire parte civile in episodi come questi, perché minano la reputazione dei medici e la fiducia nei confronti dell’intero sistema sanitario. Sicuramente lo farà, anche in questa occasione” commenta di Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei Medici di Milano. L’Ordine, ha confermato Rossi, sta già decidendo anche per “altri provvedimenti cautelativi a tutela dell’onorabilità della professione. Purtroppo – ha aggiunto – devo lamentare che ad oggi non abbiamo ricevuto ancora nessuna comunicazione ufficiale dalla Procura relativamente ai medici messi agli arresti, che è precondizione necessaria a qualsiasi nostra azione in merito. Appena appresa la notizia dagli organi di stampa, nello stesso giorno, ci eravamo immediatamente attivati chiedendo al Tribunale formale conferma. Ancora una volta non mi resta che auspicare una maggior collaborazione nella comunicazione tra istituzioni”.