Luigi Di Maio e Matteo Salvini, si apprende in nota congiunta di Lega e M5s, si sono sentiti oggi al telefono e con spirito di collaborazione per rendere operativo il Parlamento al più presto, hanno concordato di votare il 12 aprile alla presidenza della commissione speciale della Camera il deputato della Lega Nicola Molteni (anziché Giancarlo Giorgetti come sembrava finora). Si tratta del primo contatto tra i due leader dopo le consultazioni al Quirinale , almeno il primo ad essere reso pubblico, che arriva, tra l’altro, alla vigilia del secondo giro di incontri del presidente della Repubblica Sergio Mattarella con i partiti: Salvini alla guida della delegazione unita del centrodestra salirà al Colle al 17,30, un’ora dopo toccherà a Di Maio accompagnato dai capigruppo dei Cinquestelle.

Un comunicato che provoca di sicuro un altro effetto, cioè l’allontanamento (ulteriore, per certi versi) del Pd da qualsiasi trattativa, nonostante il dibattito di queste ore fatto partire da Dario Franceschini: “Salvini e Di Maio – dichiara il segretario reggente dei democratici Maurizio Martina – comunicano su carta intestata comune Lega e 5 Stelle l’accordo spartitorio dell’ennesima poltrona: quella della presidenza della commissione speciale alla Camera, dopo aver già fatto la stessa cosa al Senato. Tutto questo mentre il Paese rimane appeso ai loro litigi sulle prospettive di governo“.

Nel frattempo, nel pomeriggio sono arrivate anche le indicazioni degli altri partiti per la composizione della commissione speciale della Camera. In tal senso, la lista dei sette deputati scelti dal Pd comprende il presidente uscente della commissione Bilancio, Francesco Boccia, Gianluca Benamati, Chiara Braga, Rosa Maria Di Giorgi, David Ermini, Silvia Fregolent e Luigi Marattin. Per il Movimento 5 Stelle, invece, ci saranno Cosimo Adelizzi, Nunzio Angiola, Stefano Buffagni, Giuseppe Buompane, Laura Castelli, Davide Crippa, Federico D’Incà, Maria Luisa Faro, Vittorio Ferraresi, Lorenzo Fioramonti, Michele Sodano, Giorgio Trizzino, Alessio Villarosa e Antonio Zennaro. Forza Italia, dal canto suo, ha scelto Giusi Bartolozzi, Galeazzo Bignami, Sestino Giacomoni, Andrea Mandelli, Renata Polverini, Paolo Russo e Francesco Paolo Sisto. Per Fratelli d’Italia ci saranno Guido Crosetto e Fabio Rampelli, mentre la Lega ha proposto Massimo Bitonci, Rossana Boldi, Claudio Borghi, Giuseppina Castiello, Dario Galli, Guido Guidesi, Nicola Molteni e Barbara Saltamartini. Stefano Fassina per Libero e Uguali e Serse Soverini per il gruppo misto completano la rosa.

Tornando al rapporto tra i leader, continua, dunque, la serie di tira e molla tra i due partiti usciti vincitori. In una giornata, tra l’altro, in cui Salvini non aveva mancato di dire che è vero che “noi governiamo bene e loro no” (loro sono i Cinquestelle), ma anche che “noi vogliamo dialogare con tutti, eccezion fatta del Pd”. “Se gli altri non ci stanno – aggiunge il segretario del Carroccio – le vie sono due: o andiamo al voto dove penso potremo vincere da soli superando chi pone veti e fa capricci, oppure, come extrema ratio, andiamo da soli, ci facciamo carico noi della situazione”. Di Maio, invece, oggi non ha ancora parlato, ma nelle dichiarazioni di ieri dal Molise – dov’è passato per la campagna elettorale delle Regionali – ha ribadito che è contrario a un eventuale governo guidato da una personalità terza: “Noi siamo impegnati a scrivere un contratto di governo – ha ribadito la linea – Siamo pronti ma capisco che ci sono delle dinamiche interne alla coalizione di centrodestra e del Pd. Avremo bisogno di tempo per vedere l’evoluzione all’interno delle altre forze”.

In questo scenario resta insuperabile la questione della presenza di Forza Italia in un’eventuale maggioranza di governo: il M5s sul punto è inamovibile. “Non tollero – scrive Alessandro Di Battista su facebook – che una Repubblica fondata sul lavoro sia stata trasformata in una Repubblica fondata sul ricatto politico. Come può un uomo come Berlusconi dettare ancora legge? Che armi ha in mano per far tutto ciò oltre alle televisioni? Come può Salvini parlare di legalità e andare a braccetto con un uomo dalla ‘naturale capacità a delinquere‘ (parole del tribunale di Milano) come Berlusconi? Di cosa hanno paura certi leghisti? Di qualche dossier in mano al ‘Tinto bass’ di Arcore o della fine di qualche possibile finanziamento?”. “Oggi – conclude Di Battista – la condizione necessaria per tirare su il nostro Paese sia far fuori, definitivamente, il berlusconismo. Lo deve far fuori la Lega che ancora ne è permeata, lo deve far fuori il Pd che si è lasciato contaminare irresponsabilmente”. Il berlusconismo, dice ancora Di Battista, è “il male assoluto del nostro Paese”.