Rissa sfiorata per Fabrizio Corona davanti a una nota discoteca milanese. La scena è stata ripresa da Milano Today e nel video esclusivo si vede l’ex agente fotografico urlare contro qualcuno: “Ti vengo a prendere a costo di tornare in galera”. E ancora: “Pezzo di m… , pezzo di m… , dovresti chiedermi scusa in ginocchio, dalla strada ti ho preso e sei andato a rubare l’orologio”.

Secondo il quotidiano locale milanese le immagini sarebbero state riprese nella notte del 4 aprile mentre Corona stava cercando di entrare in discoteca ma la fidanzata di Corona, Silvia Provvedi, è intervenuta a Mattino Cinque per raccontare la sua versione: “È molto traumatizzato da quando è tornato libero, non ha inveito contro nessuno, ha ricevuto delle minacce e ha voluto rispondere”. Secondo la ragazza i due non erano in discoteca ma stavano uscendo dalla palestra alle 19:45 e si sono trovati a passare davanti a un noto locale milanese. A quel punto Corona, sempre secondo Provvedi, è stato attaccato da un uomo con il quale ha una causa in corso dopo la denuncia di furto. Il 21 febbraio scorso Corona ha ottenuto l’affidamento terapeutico. Il 19 giugno è attesa l’udienza che dovrà confermare o meno questa misura.

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano, due mesi fa, aveva disposto la liberazione perché potesse tornare in una comunità terapeutica e liberarsi dalla dipendenza psicologica della cocaina. L’ex re dei paparazzi, che era stato condannato a un anno contro i 5 chiesti dalla Procura,può cire di casa solo di giorno per andare a curarsi. Corona, che è  in carcere dal 2007 e finirà di scontare la pena nel 2021, aveva ottenuto il parere favorevole all’affidamento dalla direzione di San Vittore e dal Servizio per le tossico-dipendenze. Corona aveva già ottenuto un altro affidamento nel 2015 e gli fu permesso anche di lavorare, ma la decisione fu revocata. Poi ci fu l’arresto  per i 2,7 milioni in contanti trovati in un controsoffitto e in banca in Austria per cui era stato assolto dall’intestazione fittizia di beni. Il giudice nelle motivazioni aveva scritto che l’imputato non poteva essere considerato né “un riciclatore né un deliquente professionale”.