Mercoledì 11 aprile. È la data fissata per l’audizione di Mark Zuckerberg alla Commissione energia e commercio della Camera Usa sul caso Cambridge Analytica. Il fondatore e Ceo di Facebook è chiamato a “spiegare il ruolo della sua società” nella vicenda dei dati di 87 milioni di utenti usati a scopi elettorali dall’azienda britannica. Il numero iniziale ammesso da Facebook era stato di 50 milioni, ma nella giornata di oggi la società ha comunicato la nuova cifra: “In totale, crediamo che le informazioni di Facebook di 87 milioni di persone, prevalentemente in Usa, possano essere state impropriamente condivise con Cambridge Analytica“, ha scritto il direttore tecnico Mike Schroepfer.

“L’audizione sarà un’opportunità importante per gettare luce su questioni cruciali relative alla privacy dei dati dei consumatori e per fare in modo che gli americani comprendano meglio cosa accade alle loro informazioni personali quando sono online“, ha dichiarato la commissione attraverso un comunicato. La convocazione di Zuckerberg al Congresso era stata anticipata già una settimana fa, quando anche la Commissione europea aveva chiesto a Facebook ulteriori chiarimenti sul suo ruolo nella vicenda.

Il caso Cambridge Analytica è scoppiato a metà marzo, quando il Guardian e il New York Times hanno dimostrato che la società di consulenza britannica ha utilizzato in modo illegale i dati di 87 milioni di utenti. L’obiettivo? Cercare di influenzare le elezioni presidenziali americane e il referendum sulla Brexit. Finanziata dal miliardario Robert Mercer, Cambridge Analytica aveva tra i suoi vertici anche Steve Bannon, ex consigliere personale e stratega della campagna elettorale di Donald Trump.

“Mi piace”, commenti, post personali e condivisioni. È attraverso questi dati che Cambridge Analytica è riuscita a tracciare i profili psicologici di 87 milioni di utenti e a creare campagne marketing ad hoc. Ma come ha ottenuto questa mole di dati? Da Aleksandr Kogan, un ricercatore che nel 2014 aveva creato un’app che prometteva di produrre profili psicologici e di previsione del proprio comportamento, basandosi sulle attività online dell’utente. A questo si aggiungono i dati aggregati su ben 57 miliardi di ‘amicizie’ intrecciate sulla piattaforma, fornite dallo stesso Zuckerberg a Kogan per fini di “studio” nel 2011.

“Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati, e se non riusciamo a farlo non meritiamo di essere al vostro servizio”, aveva dichiarato Zuckerberg dopo l’esplosione dello scandalo. “Stiamo lavorando per capire cosa sia esattamente successo e per assicurarci che non accada mai più“. Ora il Ceo di Facebook dovrà rispondere in prima persona al Congresso.

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