La Commissione europea ha chiesto a Facebook di fornire “entro le prossime due settimane” chiarimenti sulle questioni sollevate dallo scandalo Cambridge Analytica. La richiesta è contenuta in una lettera inviata dalla commissaria europea alla Giustizia, Vera Jourova. In particolare Bruxelles vuole sapere se sono stati utilizzati i dati personali dei cittadini europei e vuole “capire in che modo i dati degli utenti di Facebook sono caduti nelle mani di terzi senza il loro consenso“. L’esecutivo Ue chiede anche che il social network lo informi sulle misure previste per evitare che uno scandalo di questo tipo si ripeta, se siano necessarie regole più severe per le piattaforme di social media e se debba cambiare l’approccio alla trasparenza nei confronti degli utenti e delle autorità di regolamentazione.

Intanto il fondatore Mark Zuckerberg ha deciso di testimoniare davanti al Congresso degli Stati Uniti e, secondo fonti consultate dalla Cnn, dovrebbe comparire a Washington entro qualche settimana. La compagnia sta studiando la strategia per la sua testimonianza, scrive la testata americana. Il ceo di Facebook si è invece rifiutato di presentarsi di fronte ai deputati britannici della commissione cultura, digitale e media che l’avevano convocato per rispondere sullo scandalo dei dati di 50 milioni di utenti usati a scopo di propaganda politica anche in Gran Bretagna.

Lo si è appreso a margine dell’audizione di Christopher Wylie, la ‘gola profonda’ che ha fatto emergere il caso dopo aver lavorato in passato per Cambridge Analytica, la società di consulenza accusata di aver acquisito alla fine quei dati senza il consenso degli interessati. Zuckerberg era stato sollecitato a intervenire personalmente in una lettera inviata dal presidente della commissione, Damian Collins, per chiarire le “incongruenze” imputate a suoi collaboratori in precedenti audizioni. Ma il patron del gruppo Usa ha declinato l’invito, come riporta SkyNews, offrendo di mandare al suo posto il chief technology officer Mike Schroepfer e il chief product officer, Chris Cox.

Wylie ha lasciato intendere anche di temere per la sua sicurezza. Ha raccontato infatti della morte – a suo dire sospetta – avvenuta qualche tempo fa in Kenya di Dan Muresan, suo predecessore con lo stesso incarico alla CA. Per il resto Wylie ha confermato l’accusa a CA di aver influenzato il processo democratico in varie elezioni, a partire da quelle che hanno portato Donald Trump alla presidenza Usa, insistendo di aver compreso dopo mesi di lavoro la portata dell’operazione. L’amministratore delegato ad interim di CA, Alex Tayler, ha replicato a stretto giro negando ancora una volta ogni azione illegale e sostenendo che Wylie avrebbe avuto solo un ruolo secondario di collaboratore nell’azienda, durato meno d’un anno e concluso col suo allontanamento per alcune scorrettezze.

Secondo il whistleblower, Cambrdige Analytica ha avuto rapporti di consulenza con il gruppo petrolifero russo Lukoil. Wylie ha invece negato di essere a conoscenza di rapporti di collusione fra il numero uno Alexander Nix o il consulente americano figlio d’espatriati sovietici Aleksandr Kogan e Mosca per interferire nelle elezioni Usa. “Non sto dicendo che Alexander Nix o Aleksandr Kogan o altri siano stati coinvolti in attività di collusione con la Russia per minare le elezioni americane”, ha precisato Wylie dopo aver parlato dei contatti d’affari fra CA e Lukoil, a suo dire legata ai servizi segreti di Mosca dell’Fsb. “Ciò che dico è che vi è stato un rischio significativo che questa azienda potesse venire a conoscenza” della raccolta dei dati e nel caso “sarebbe stato incredibilmente facile per loro accedervi”.

Lo scandalo sta costando caro in borsa non solo a Facebook, ma anche agli altri titoli tecnologici di Wall Street, e a farne le spese è soprattutto Twitter che alla fine della giornata di contrattazione lascia sul terreno il 12,03%. Facebook ha perso il 4,92%, Google il 4,47%, Microsoft il 4,6%, Amazon il 3,78%, Apple il 2,56%.