Non stuzzicare il can che dorme. Pardon, la belva. Arriva all’ultima puntata Belve, il programma condotto dalla giornalista Francesca Fagnani, da quattro settimane in onda ogni mercoledì su Nove. Dopo aver ospitato Annamaria Bernardini de Pace, Adriana Faranda, Alessandra Mussolini, Francesca Immacolata Chaouqui, Roberta Bruzzone e Cristina Pinto, il serrato confronto con la Fagnani toccherà infine all’attrice Giuliana De Sio – che nel 1977 ottenne grande successo come protagonista della miniserie Una donna -, e alla prima produttrice al mondo del cinema italiano (Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, con Oscar, per dire) l’83enne Marina Cicogna.

“Guardando tutte insieme le interviste che ho fatto sono molto contenta del risultato ottenuto”, spiega al FQMagazine la conduttrice Francesca Fagnani. “Dalla Cicogna alla Faranda c’è un mondo di donne diversissime che rispecchiano la complessità che volevo rappresentare. Donne che se la sono giocata da protagoniste senza attendere qualcosa o qualcuno, magari anche sbagliando e pagando a caro prezzo”. Parola d’ordine di Belve, sempre e comunque, è “niente vittimismo”. “Nessuna di loro si è posta come vittima. Stare dalla parte delle donne non significa incatenarle nel ruolo di vittime”.

Anche perché la Fagnani, compagna del direttore del TGLa7 Enrico Mentana, porta qualsiasi ragionamento sul terreno spregiudicato di una certa provocazione intellettuale. Le quote rosa in politica? “Controproducenti. Non siamo dei panda. I posti chiave si devono ottenere per meritocrazia”. Il movimento #MeToo? “Ha una deriva ipocrita. Le donne che subiscono molestie o violenza senza potersi ribellare non possono stare sullo stesso piano delle persone che possono scegliere tra il concedersi e il non fare carriera”.

Non siamo più negli anni cinquanta, i diritti per le donne ci sono: prendiamoceli”, spiega la conduttrice di Belve. Così anche se tra i candidati alla presidenza del consiglio italiano manca ancora – ed è sempre mancato – un vero nome femminile da contrapporre ad una pletora di maschi, la vera belva che rimane fuori dall’arena della Fagnani si chiama onorevole Maria Elena Boschi: “Non credo che prenderebbe in seria considerazione un mio invito perché non le piace presentarsi come belva. Però quello che la contraddistingue come tale è l’essersi presa quello che desiderava, sia nel governo Gentiloni, sia facendosi candidare in Alto Adige, anche a scapito del suo partito, il PD”. Prima puntata sui 200mila spettatori, poi le altre in media attorno ai 180mila, Belve si congeda sperando ovviamente che in attesa della seconda stagione qualche luogo comune sulle donne possa scomparire con lo schioccare delle dita. “Una persona a me molto vicina ne ripete spesso uno: ‘le donne non sanno la geografia’ – scherza la Fagnani – Basta che sbagli a prendere una strada e divento una persona senza il senso della direzione. Così vengo sottoposta a quiz dove mi si chiede se alcuni paesi sono nel Nord o nel Sud Italia”. Sfatato un altro luogo comune, quindi: il sadismo è anche uomo.