Forse per la prima volta una casalinga ha avuto il palcoscenico della mondovisione. È avvenuto nella sesta Pasqua di Papa Francesco. Durante l’omelia della messa della resurrezione di Gesù, in piazza San Pietro, Bergoglio ha tenuto una meditazione a braccio: “Quella gente, corre, lascia quello che sta facendo, anche la casalinga lascia le patate nella pentola, le troverà bruciate, ma l’importante è andare, correre, per vedere quella sorpresa, quell’annuncio. Anche oggi succede. Nei nostri quartieri, nei villaggi quando succede qualcosa di straordinario, la gente corre a vedere”.

Un’immagine che rende bene la semplicità di Francesco, il suo essere un “pastore di strada”, come ha chiesto ai preti di Roma Giovedì Santo, durante la messa crismale nella Basilica Vaticana. Un Papa oggetto anche di numerose critiche all’interno più che all’esterno della stretta geografia cattolica. Ma c’è anche il rischio dell’assolutizzazione di questo pontificato, come del resto era avvenuto con San Giovanni Paolo II, in quel caso per il lungo regno durato ben 27 anni.

Un rischio dal quale sfuggono Gerolamo Fazzini e Stefano Femminis nel loro libro Francesco: Il Papa delle prime volte (San Paolo). “Addomesticare – scrivono i due autori – la portata dello scossone che Bergoglio, il Papa delle prime volte, sta provando a dare alla Chiesa cattolica (e non solo) è un pericolo da evitare. Per alcuni, che non hanno digerito la sua elezione, ‘il nuovo che avanza’ firmato Francesco sarebbe qualcosa di accidentale, legato alla sua figura, al suo passato (qualcuno direbbe pure ai suoi tic) e non invece a scelte profetiche e lungimiranti. Il rischio, insomma, è di ridurre quasi a un dato folcloristico la mole di riforme e salutari provocazioni lanciate, nei suoi primi cinque anni da Papa, dal gesuita argentino che ha voluto chiamarsi Francesco”.

È sotto gli occhi di tutti che più che di provocazioni, gli inviti di Bergoglio – sempre accompagnati se non addirittura preceduti da gesti concreti – stanno letteralmente capovolgendo la Chiesa cattolica. Un esempio molto eloquente è quello dei corridoi umanitari messi in atto in modo efficace e costante dalla Comunità di Sant’Egidio fondata 50 anni fa da Andrea Riccardi e presieduta da Marco Impagliazzo. Un impegno che Francesco ha molto cuore.

Lui stesso, di ritorno dal viaggio nel campo profughi nell’isola di Lesbo, portò sul suo aereo 12 persone che erano ospitate in quel luogo, tutte musulmane. Profughi affidati proprio alle cure della Comunità di Sant’Egidio. “I frutti della pace che abbiamo in Europa – ha sottolineato recentemente Impagliazzo – sono l’accoglienza e l’ospitalità che noi viviamo oggi. Nella vostra cultura l’ospitalità è fondamentale. Oggi lo è anche per noi e lo deve diventare sempre di più nella cultura europea”.

In questa sesta Pasqua a Roma, lo sguardo di Francesco si è rivolto anche ai giovani a cui sarà dedicato il Sinodo dei vescovi che si terrà nell’ottobre prossimo in Vaticano. È in questa prospettiva che la fondatrice della Comunità nuovi orizzonti, Chiara Amirante, ha scritto il volume Il grido inascoltato. S.O.S. giovani (Orizzonti di Luce), dalle cui pagine emerge una fotografia degli attuali drammi esistenziali dei ragazzi di oggi. Storie di giovani che hanno toccato con mano l’inferno della tossicodipendenza, della sesso dipendenza usa e getta, della ludopatia, dell’anoressia, della dipendenza da social o internet, di aborti vissuti o di violenze subite che hanno segnato le loro vite.

Al termine della via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo – quest’anno animata proprio dalle meditazioni scritte da 15 giovani romani – il Papa ha voluto sottolineare la sua speranza “perché la Chiesa, santa e fatta da peccatori, continua, ancora oggi, nonostante tutti i tentativi di screditarla, a essere una luce che illumina, incoraggia, solleva e testimonia l’amore illimitato di Gesù per l’umanità, un modello di altruismo, un’arca di salvezza e una fonte di certezza e di verità”. Parole che arrivano in un momento in cui decisamente il governo centrale della Chiesa, e con esso le riforme volute da Francesco, sono sotto attacco.

Indubbiamente per il Papa la pagina che si apre dopo Pasqua è molto delicata e importante. Dai vertici della segreteria per l’Economia e della segreteria per la Comunicazione da rinnovare, alle altre riforme da mettere in atto. Il contrasto della pedofilia del clero e quello del riciclaggio del denaro sporco sono ancora all’ordine del giorno. “Frutti di vita nuova – ha augurato Francesco nel messaggio pasquale Urbi et Orbi – Cristo Risorto porti per i bambini che, a causa delle guerre e della fame, crescono senza speranza, privi di educazione e di assistenza sanitaria; e anche per gli anziani scartati dalla cultura egoistica, che mette da parte chi non è ‘produttivo’”. Un insegnamento che il Papa sta incarnando da cinque anni sulla cattedra di Pietro.