A Papa Francesco questi primi cinque anni di pontificato hanno donato sicuramente tanti amici, ma soprattutto molti e accaniti nemici. Per Jorge Mario Bergoglio gli oppositori sono arrivati subito, a fumata bianca appena levatasi nel cielo, quando l’ormai ex arcivescovo di Buenos Aires, entrato in conclave a 76 anni compiuti, ovvero in età da dimissioni canoniche, ha rifiutato i segni della regalità pontificia: croce d’oro, mozzetta e scarpe rosse, rocchetto ricamato di pizzo e il trono per ricevere l’atto di obbedienza dei cardinali elettori. Vederlo uscire vestito di bianco dalla cosiddetta “Stanza delle lacrime” per molti dei porporati che lo avevano appena votato è stato un vero e proprio choc. Soprattutto perché il pontificato di Benedetto XVI, che si era concluso da appena due settimane, aveva rispolverato dal museo i paramenti di Pio IX e il trono di Pio XII.

Bergoglio divenuto Francesco non dimentica fin dal primo momento che la sua elezione è stata resa possibile dalle dimissioni del suo predecessore. È proprio dal Papa emerito, le cui infondate voci di un aggravamento di salute si susseguono di settimana in settimana, che è arrivato il regalo più bello e inaspettato per questo quinto anniversario di pontificato. Una lettera nella quale Benedetto XVI, da Bergoglio definito spesso “il nonno saggio a casa”, invita a “opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi”. La risposta più eloquente ai nemici di Francesco che gli oppongono Benedetto XVI.

Nemici che in questi cinque anni si sono decisamente moltiplicati, soprattutto all’interno della Curia romana dove ci sono cardinali che non nascondono che se tornassero sotto le volte della Cappella Sistina non darebbero più il loro voto a Bergoglio. Desacralizzante, comunista, marxista, peronista, eretico, scismatico e populista: le accuse non sono mancate e sono diventate di anno in anno, di riforma in riforma pesantissime. Alimentando il sogno sedevacantista di archiviare questo pontificato e di poter tornare presto ai fasti anacronistici del papato risorgimentale.

Nemici Francesco li ha avuti fin da subito nel collegio cardinalizio: da Raymond Leo Burke che ha più volte manifestato la sua volontà di “resistere alle decisioni papali”; a Carlo Caffarra, Walter Brandmüller e Joachim Meisner che insieme a Burke si sono opposti alle aperture ai divorziati risposati; a Gerhard Ludwig Müller reo di aver ostacolato l’opera di tolleranza zero nel contrasto alla pedofilia del clero; fino ad Angelo Bagnasco che ha incarnato una Cei che non ha saputo per nulla sintonizzarsi sulla rivoluzione chiesta da Francesco di una “Chiesa in uscita, accidentata, sporca e ferita”. Oppositori dichiarati come l’arcivescovo ciellino Luigi Negri che non ha mai risparmiato violentissimi attacchi contro Bergoglio e le sue aperture ai divorziati risposati.

Ma nemici sono anche quei vescovi e parroci che disattendono completamente le indicazioni pastorali di Francesco, soprattutto quando toccano i loro interessi. E allora non di rado aumentano critiche, contestazioni e mal di pancia quando il Papa ribadisce con forza che le “messe sono gratis” e che non devono esistere tariffari per i sacramenti. Così come quando attacca il lusso di cardinali, vescovi, preti e suore che vivono da faraoni, usano l’auto ultimo modello, amano il lusso e la vita agiata. I nemici di Bergoglio sono anche i politici corrotti, chi sfrutta le persone con il lavoro in nero, chi ama le tangenti e i soldi sporchi, spesso macchiati di sangue. Corruzione che, come Francesco ricorda spesso suscitando forti critiche curiali, è presente anche in Vaticano.

È qui che si gioca la credibilità di Bergoglio, amatissimo più fuori che dentro la stretta geografia cattolica. Un Papa che non predica bene e razzola male, come insegna un famoso detto della saggezza popolare, ma che vive per primo ciò che chiede alle gerarchie della sua Chiesa. Rifiuta il lusso vivendo in un modesto bilocale di appena 70 metri quadrati in un semplice albergo come Casa Santa Marta e preferisce girare con un’utilitaria. Nessuno dei capi dicastero della Curia romana in questi cinque anni di pontificato ha abbandonato il suo appartamento, in media di 400 metri quadrati, per seguire l’esempio di Francesco. Già questo è indicativo di quanto questo stile di vita decisamente controcorrente sia mal digerito da cardinali e vescovi arroccati sui privilegi secolari della casta clericale.

Eppure Bergoglio non ha paura di restare isolato, come del resto è chiamato a essere ogni Papa. E anche di avere chi rema contro le sue riforme soprattutto quando cerca di bonificare lo Ior, da sempre il luogo privilegiato dove in Vaticano si riciclano i soldi sporchi. O di contrastare decisamente la piaga aberrante della pedofilia del clero. Francesco non ha sicuramente paura della solitudine, né dei nemici che anno dopo anno sembrano aumentare e diventare sempre più aggressivi nascondendosi dietro fake news, manifesti irridenti affissi per le strade di Roma o un falso Osservatore Romano che attacca la presunta poca misericordia di Bergoglio verso gli oppositori. Tra gli attacchi dei suoi nemici e la finta ammirazione dei carrieristi Francesco non ha dubbi: “Io ho allergia degli adulatori. Mi viene naturale, non è virtù. Perché adulare un altro è usare una persona per uno scopo, nascosto o che si veda, ma per ottenere qualcosa per se stesso. È indegno. I detrattori parlano male di me e io me lo merito perché sono un peccatore. Quello non mi preoccupa”.

Twitter: @FrancescoGrana