“Le misure giuridiche tradizionali sono oggi da rivedere, in particolare il fenomeno della radicalizzazione deve essere affrontato anche nella misura restrittiva modulata da una rivalutazione dello strumento di valutazione della pericolosità sociale. Coloro che mostrano comportamenti di elevato rischio e concreta possibilità di reiterazione del reato devono essere soggetti a misure idonee che hanno come obiettivo la sicurezza della collettività prima di tutto”. Lo scrive sul blog delle Stelle Paola Giannetakis, candidato ministro dell’Interno del MoVimento 5 Stelle. Il terrorismo ‘home-grown’ “rappresenta una crescente minaccia per la nostra sicurezza e aumenta di riflesso ed in risposta sia al cambiamento degli scenari internazionali, dai quali per lo più origina, che alle dinamiche sociali ed individuali che crescono nel nostro territorio. I rischi per la sicurezza interna possono essere derivanti da azioni di singoli o gruppi, estremisti di natura violenta, soggetti radicalizzati o foreign fighters reduci dagli scenari di conflitto”.

Negli ultimi giorni sono state quattro le operazioni che hanno portato in carcere a Foggia, Torino, Cuneo e tra Roma e Napoli una serie di personaggi ritenuti reclutatori e propagatori del jihad. Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha ribadito in diverse interviste, prima e dopo le operazioni di polizia e carabinieri, che il rischio di attentati in Italia “era e rimarrà alto per un certo periodo di tempo nei confronti dell’Italia, ma le operazioni di polizia dimostrano che c’è una straordinaria capacità di prevenzione” e la guardia sarà alta “anche nelle vacanze pasquali”.

“Coloro che mostrano comportamenti di elevato rischio e concreta possibilità di reiterazione del reato – rileva – devono essere soggetti a misure idonee che hanno come obiettivo la sicurezza della collettività prima di tutto”. Gli “strumenti di prevenzione, strumenti predittivi di controllo e contrasto, strumenti e politiche sociali, culturali e psicologiche”, devono “essere pensati e sviluppati in sinergia e in prospettive di longitudinalità per riuscire efficacemente nel contrasto al terrorismo e all’estremismo di natura violenta”. “Nel corso degli ultimi due anni – ricorda Giannetakis – i casi di intercettazione e di successivi provvedimenti giudiziari e / o di espulsione a carico di possibili terroristi e comunque di individui coinvolti in attività di reclutamento e proselitismo sono aumentati”.  È “ragionevole” ritenere che il fenomeno “sia ancora sommerso e quindi prevedere una crescita e non una scomparsa del fenomeno. Pertanto i dispositivi adottati, che oggi appaiono adeguati agli interventi di prevenzione e contrasto, in prospettiva della reale evoluzione del fenomeno terroristico, a breve non riusciranno a rispondere con la stessa efficienza“. Elmahdi Halili, arrestato nei giorni scorsi, “secondo i riscontri ottenuti durante le fasi di indagine era pronto a mettere in atto un’azione terroristica ed era collegato ad una rete che da tempo si era strutturata con l’obiettivo di reclutare soggetti in tutto il territorio nazionale. Gli organi inquirenti – aggiunge Giannetakis – sostengono che fosse già nella fase di pianificazione di un attentato”. Halili, che nel 2015 aveva patteggiato una pena per istigazione a delinquere, “nell’ordinanza di custodia cautelare veniva descritto dal GIP come un soggetto di ‘elevata pericolosità e potenzialità criminali’, una personalità caratterizzata da ‘posizioni estremamente radicali’ì, la descrizione attenta del magistrato si è rivelata essere non solo perfettamente aderente alle caratteristiche del soggetto ma lungimirante della sua condotta, quell’osservazione è confermata oggi dal nuovo arresto, esempio pregnante che il percorso che viene definito semplicisticamente radicalizzazione non è di facile trattamento proprio perché non è una patologia ma ha radici profonde nell’individuo”.