Tutti attaccati al telefono e a controllare il conto in banca. Senza nemmeno una partita con cui distrarsi, visto che c’è pure la sosta per la nazionale. Poveri presidenti della Serie A, in trepidante attesa dei soldi vitali di MediaPro: 50 milioni di euro d’anticipo sul miliardo promesso per i diritti tv del campionato. Gli spagnoli hanno rassicurato tutti che pagheranno, ma finché il bonifico non arriva non si può stare davvero tranquilli: in ballo c’è la sopravvivenza di tutto il sistema. Per questo sarà un weekend di passione: il calcio italiano è appeso a un filo, che porta in Spagna.

I DUBBI DEGLI SPAGNOLI – Dopo il gioco al ribasso di Sky e Mediaset, MediaPro (società di Barcellona specializzata in marketing e produzione sportiva, già leader nella Liga) si è aggiudicata i diritti tv della Serie A per i prossimi tre anni, alla cifra record di 1,05 miliardi a stagione. Una svolta epocale. Sembrava tutto fatto, a maggior ragione dopo il parere dell’Antitrust che ha confermato la validità del bando da intermediario, specificando che tale dovrà essere e rimanere il ruolo di MediaPro. Gli spagnoli, insomma, potranno solo rivendere i diritti, magari riorganizzandoli, senza però realizzare il canale della Lega che era il loro sogno proibito. Lo sapevano tutti, il Garante lo ha confermato. Ma questo ha riacceso i dubbi di chi si chiedeva il senso dell’offerta degli spagnoli. Ed è bastata una lettera dei loro legali, con un paio di paroline avventate (“sospendere i pagamenti”), per scatenare il caos.

L’ANTICIPO ENTRO MARTEDÌ – Cinquanta milioni sembrano bruscolini. Invece quell’anticipo vale oro per i club, perché rappresenta la certezza della conclusione dell’affare (insieme alla successiva fidejussione miliardaria, entro 3 settimane). Il calcio italiano, sempre più in crisi e senza altre vere fonti di reddito, si regge praticamente solo su questo contratto. I più spaventati sono i più piccoli. Non certo la Juventus di Agnelli, ormai una macchina da guerra anche a livello europeo, che può permettersi di scherzare col fuoco e simpatizzare per Sky. Tantomeno Urbano Cairo, che mantiene la calma e affila le armi nell’ipotesi di un contenzioso. I diritti tv sono vitali per tutti, per carità, ma non sono in discussione: prima o poi qualcuno li comprerà.

I PICCOLI CLUB ALLA CANNA DEL GAS – Il problema vero è degli altri che contano meno, di chi ha bisogno degli spiccioli per arrivare alla fine del mese. Che nella quotidianità calcistica significa chiudere il bilancio al 30 giugno e prepararsi al calciomercato estivo. Le piccole hanno poca liquidità in cassa, e di questi tempi vanno in banca a farsi anticipare i crediti futuri sui diritti tv: senza contratto, niente finanziamenti. Per non parlare delle categorie inferiori, Serie B e soprattutto Lega Pro, che sopravvivono grazie agli avanzi passati dalla Serie A (la cosiddetta mutualità, rispettivamente il 6% e il 2% del totale). Servono i soldi e servono subito, altrimenti una parte del sistema collassa. Per questo i dubbi degli ultimi giorni, quando ormai siamo arrivati a fine marzo e a soli tre mesi dall’inizio della prossima stagione, sono stati devastanti.

SEGNALI POSITIVI – Difficile capire la lettera di MediaPro, che ha avuto come unico effetto quello di rinvigorire il partito pro-Sky e innervosire tutti quanti. Gli spagnoli probabilmente hanno tentennato alla vista di un dispositivo dell’Antitrust che non ha detto nulla di nuovo ma ha voluto mettere tutti i puntini sulle I. “Già non ci fanno fare il Canale della Lega, se non possiamo nemmeno impacchettare i diritti come vogliamo qual è il senso della nostra presenza in Italia?”, avrà pensato il fondatore Jaume Roures, col suo tipico pragmatismo ideologico (lo stesso che gli permette di fare affari milionari e proclamarsi trozkista in un’intervista al Fatto Quotidiano). In realtà i pacchetti potranno definirli a piacimento, nel rispetto della legge Melandri, visto che il bando prevede solo delle linee guida a cui attenersi (i pacchetti di cui si è parlato fino a ieri erano contenuti nell’altro bando, quello per gli operatori, ma non li riguarda). È ciò che hanno ribadito i tecnici di Infront e Lega negli ultimi incontri, che sono stati una gara a rassicurarsi a vicenda. Ma quando ci sono di mezzo 3 miliardi non si è mai abbastanza tranquilli.

SE MEDIAPRO SCAPPA, SKY HA IN MANO LA SERIE A – Roures e Tatxo Benet garantiscono che è tutto ok e il bonifico arriverà entro martedì. In Lega tutti ci credono (o almeno vogliono farlo), ma nel frattempo si preparano al peggio. Se MediaPro si tirasse indietro la causa per danni sarebbe inevitabile, così come trovare un nuovo acquirente: con un terzo bando o direttamente in trattativa privata perché i tempi ormai sono strettissimi, poco cambia. Avrebbe vinto Sky, e stavolta i club sarebbero davvero alla mercé delle pay-tv tradizionali, costretti ad accettare le loro offerte al ribasso: l’ultima volta si erano spinte fino a 780 milioni, lontane dal miliardo richiesto che resterebbe solo un sogno. Un ridimensionamento per tutto il calcio italiano, dalle grandi alle piccole. Praticamente l’apocalisse. “Tanto martedì arrivano i soldi e non se ne parla più”, conclude fiducioso un presidente. Ma mentre lo dice un po’ gli trema la voce.

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