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Cobolli e Arnaldi, nemiciamici fin da bambini: “Lui era un anno più piccolo, la prima partita l’ho vinta io”. I due papà: “Sono dei bravi ragazzi, godiamoceli”

Così diversi, eppure legati, eppure destinati a scontrarsi: la loro storia dietro la battaglia per la finale del Roland Garros
Cobolli e Arnaldi, nemiciamici fin da bambini: “Lui era un anno più piccolo, la prima partita l’ho vinta io”. I due papà: “Sono dei bravi ragazzi, godiamoceli”
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Oggi sul Philippe Chatrier non andrà in scena soltanto una semifinale del Roland Garros. Sarà soprattutto una storia fatta di amicizia, sacrifici e sogni condivisi. Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi si conoscono da quando erano bambini, si allenano insieme, si frequentano fuori dal campo e da anni si affrontano in tornei giovanili, Challenger e poi circuito maggiore. Per raccontare la prima semifinale tutta italiana della storia in uno Slam, forse bisogna partire da una storia che molti hanno visto proprio da piccoli. Quella di Red e Toby, amici destinati però a diventare rivali in un celebre film Disney. Così diversi, eppure legati, eppure destinati a scontrarsi: Cobolli e Arnaldi non sono una volpe e un cane da caccia, naturalmente, ma adesso si ritrovano uno di fronte all’altro per un posto nella finale di Parigi. Pronti a darsi battaglia, perché nessuno vuole rinunciare a quel sogno.

Da avversari Under 13 al palcoscenico più grande

Arnaldi ricorda perfettamente l’inizio di tutto. “Giochiamo uno contro l’altro da quando avevamo undici o dodici anni. Ci conosciamo molto bene”. La prima sfida, racconta il ligure, arrivò ai Campionati Italiani Under 13 o Under 14: “Lui era un anno più piccolo di me e quella partita l’ho vinta io. È stata una delle prime volte che ci siamo conosciuti davvero bene”. Da allora le loro strade hanno continuato a incrociarsi. “Abbiamo una bella rivalità in campo. Fin da quando eravamo piccoli abbiamo giocato tante battaglie, spesso molto combattute. Fuori dal campo invece siamo amici. Ci alleniamo spesso insieme e passiamo molto tempo insieme”. Un rapporto speciale che oggi si trasferisce sul campo più importante del mondo della terra battuta. “Spero che venga fuori una bella battaglia, ma allo stesso tempo una bella partita da vedere e da godersi anche per noi che saremo in campo”.

Due caratteri diversi, lo stesso sogno

Alla vigilia entrambi hanno cercato di vivere una giornata normale. Allenamento, palestra, fisioterapia e cena con le persone più vicine. Un modo per allontanare la pressione di un appuntamento storico. Cobolli ha scelto la filosofia che lo accompagna fin da bambino: “Giocherò la mia prima semifinale in uno Slam. È un sogno che si realizza, ma penso di non essermi mai messo pressione da solo. Mi piace vivere il momento come quando ero bambino, con grande passione e con un grande sorriso“. Poi un pensiero che va oltre il risultato: “Dobbiamo essere felici per il tennis italiano e goderci il momento”. Anche Arnaldi fatica ancora a rendersi conto di ciò che sta accadendo: “Ancora non ho realizzato bene che io e Flavio siamo in semifinale, però sono contento. Non vedo l’ora di scendere in campo“.

L’orgoglio dei padri: “Due bravi ragazzi”

Dietro questa semifinale ci sono anni di viaggi, sacrifici e sostegno familiare. Storie raccolte oggi da Repubblica. Fabrizio Arnaldi ricorda il figlio adolescente, “più piccolo e magrolino dei coetanei”, ma già dotato di una grinta speciale. E spiega: “Io sono sempre stato un grande agonista. La testardaggine invece l’ha presa da sua madre, Silvia”. Poi ricorda l’amicizia del suo Matteo con Flavio: “Erano sempre allegri, più o meno tutti della stessa età: chi avrebbe mai potuto immaginare che sarebbero diventati i padroni di questo sport?”. Stefano Cobolli conferma : “Mi colpisce la loro fratellanza: stanno insieme, scherzano. Sono davvero amici“, racconta il padre del romano. E aggiunge: “Sono più contento dell’uomo che del giocatore. La sua generosità, il suo sorriso mi rendono orgoglioso. Lo stesso vale per Matteo. Due bravi ragazzi. Godiamoceli”.

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