“Avete tre minuti per consegnare i migranti o vi uccido“. E poi: “Avete trenta secondi o vi ammazzo“. È il 15 marzo scorso e la nave dell’Ong spagnola ProActiva Open Arms si imbatte nelle motovedette della Guardia costiera libica. L’equipaggio ha raccontato di aver ricevuto l’ordine di consegnare le persone salvate, e di essere stato minacciato anche con le armi. A documentarlo sono le immagini girate da Xavier Bertral e dalla giornalista Cristina Mas del quotidiano catalano Ara.cat, che era a bordo per Open arms. “Dopo l’incidente con i libici invece di dare un porto di destinazione all’Italia come al solito, il governo italiano ha lasciato le braccia aperte senza un porto sicuro per sbarcare i migranti per 24 ore”, hanno raccontato gli uomini a bordo della nave. Che dopo essere approdata a Pozzallo con 218 migranti è stata sequestrata dalla procura di Catania. 

Secondo l’accusa ci sarebbe una volontà dell’organizzazione di portare i migranti in Italia anche violando la legge e accordi internazionali. Per la procura di Catania, infatti, la Ong non ha seguito le indicazioni delle capitanerie di Italia e Spagna per far sbarcare i migranti a Malta, il porto più vicino. “È stata la capitaneria di Roma a dirci di far sbarcare i migranti a Pozzallo. È falso abbiamo tutte le mail con la richiesta di Roma. Mai il capitano avrebbe deciso di sbarcare in un porto a suo piacimento”, dice l’avvocato della ong, Rosa Lo Faro.

Il decreto di sequestro è stato firmato dal sostituto Fabio Regolo e la richiesta di convalida, depositata stamattina, dal pm Andrea Bonomo. Agli atti sono allegati anche dichiarazioni spontanee rese alla squadra mobile di Ragusa e alla Capitaneria di porto dal comandante della nave, Marc Reig Creus e dalla capomissione Ana Isabel Montes Mier. I due sono indagati, in concorso col coordinatore generale della Ong, Gerard Canals, per associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. Nelle loro dichiarazioni i due indagati hanno sottolineato di “avere agito a scopo umanitario” con “l’unico obiettivo di salvare vite umane” e di “mettere in salvo persone che stavano per annegare“.

“Si fatica a trovare un fondamento per la contestazione del reato di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Così come del resto sarebbe senza presupposti il sequestro della nave Open Arms, non essendo gli interrogatori avvenuti in presenza di difensori né di interpreti”, spiega l’avvocato Gaetano Mario Pasqualino, altro difensore della ong spagnola. “Quello del sequestro della nave della Ong Proactiva Open Arms è forse il caso più inquietante dall’inizio dell’operazione di discredito contro le Ong che compiono salvataggi in mare, sopperendo alle mancanze degli Stati”, spiega sempre il legale.