Aveva deciso di coltivare da solo le sue piante di canapa per avere a disposizione quella cannabis che era l’unica forma di sollievo per i dolori provocati dalle sue malattie. Ma il 28 aprile 2017 il 63enne di Trento era stato condannato definitivamente per coltivazione di marijuana. Poco meno di un anno dopo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha concesso la grazia. “Credo che abbia fatto un grande atto che ha più di un significato”, commenta a ilfattoquotidiano.it l’avvocato difensore del 63enne, Fabio Valcanover, che però avverte: “Abbiamo reiteratamente segnalato come, almeno in provincia di Trento, i farmaci continuino a scarseggiare. E quando la sostanza non è presente in farmacia, chi si deve curare come fa?”

Il provvedimento di grazia concesso dal presidente Mattarella, fino ad oggi erano stati solo cinque secondo i dati ufficiali del Quirinale, mette in luce un problema che ilfattoquotidiano.it aveva già evidenziato raccontando le difficoltà di chi deve reperire la cannabis terapeutica per curarsi. L’uso medico è legale dal 2007 in Italia, ma tra medici che non la prescrivono, la troppa burocrazia, i costi elevati per i quali molte farmacie hanno smesso di tenerla e l’attuale carenza di produzione, trovare la cannabis terapeutica ancora non è così semplice.

Nel caso del 63enne trentino, quando nel 2013 venne trovato a coltivare tre piante mancava ancora la norma di attuazione provinciale e l’uomo non aveva dunque modo di procurarsi la sostanza legalmente e gratuitamente. “Per curarsi avrebbe dovuto rivolgersi a specialisti fuori regione e sostenere costi a lui inaccessibili”, spiega l’avvocato Valcanover nel dossier presentato a Mattarella. Al suo assistito viene riconosciuta una pensione di invalidità e vive in una casa popolare. Il 63enne è sieropositivo, soffre di diabete mellito e di epatite cronica da HCV evoluta in cirrosi epatica. Inoltre è intollerante all’uso di prodotti farmaceutici ordinari che risultano anche inefficaci. “Qualche anno fa ho scoperto che mi dava sollievo assumere marijuana: rispondevo meglio alle terapie attenuandone gli effetti collaterali. Per evitare di affidarmi un’altra volta alla strada ho deciso di autoprodurre la marijuana indispensabile per alleviare la mia quotidianità”, raccontava l’uomo in aula.

In primo grado il giudice per l’udienza preliminare di Trento lo aveva assolto, precisando nella sentenza che “le piante sono solo tre e come si è visto gli effetti della loro assunzione avevano natura e finalità terapeutica, e non stupefacente in senso proprio”. La perizia medico legale di parte affermava inoltre che le patologie sono compatibili con l’uso dei principi attivi contenuti nella cannabis coltivata (Thc e Cbd). Il 20 maggio 2015 invece la Corte d’Appello lo ha condannato a 5 mesi e 10 giorni di carcere per aver coltivato tre piante di marijuana. Sentenza poi confermata dalla Cassazione nel 2017.

Nel frattempo, a fine maggio 2016, la Giunta provinciale di Trento ha approvato la delibera che prevede la possibilità di erogazione a carico del servizio sanitario della cannabis per uso medico. Il 63enne trentino ha potuto a quel punto sottoporsi a una visita specialistica e ottenere per la prima volta la prescrizione di un farmaco a base di cannabis: il Bediol. Il certificato del medico che lo ha visitato a Rovereto ha peraltro confermato l’inefficacia di tutte le terapie mediche convenzionali già tentate dal 63enne e dunque la necessità di ricorrere alla cannabis terapeutica.

Ricevuta la prescrizione medica e il provvedimento di grazia dal presidente della Repubblica, i problemi per il 63enne trentino non sono comunque finiti. Il Bediol, come un altro farmaco, il Bedrocan, proviene dall’Olanda. “Il problema è che l’Olanda ha deciso di rifornire principalmente la Germania”, spiega l’avvocato Valcanover, e di conseguenza i farmaci scarseggiano nelle farmacie italiane, fino a essere a volte del tutto irreperibili. All’uomo era stato dunque prescritto anche l’Fm2 che proviene dall’Istituto farmaceutico militare di Firenze. “Ma non ne viene prodotto a sufficienza”, denuncia sempre il suo legale.

“Siamo di fronte a un problema gigantesco – continua Valcanover – dovuto al fatto che il Parlamento che si è appena sciolto ha fatto una legge che ha ridipinto i principi generali in materia di cannabis terapeutica e ha completamente stralciato quella parte di legge che prevedeva la possibilità di autocoltivazione”. Dopo rinvii e rinvii, raccontati anche dal mensile FQ MillenniuM, nel luglio scorso la parte della legge che avrebbe dovuto legalizzare la cannabis è stata affossata alla Camera. L’avvocato ritiene però che quello del presidente Mattarella sia un bel segnale: “Sono contento per la grazia. Credo che sia un grande atto. Non ho l’autorevolezze per dirlo – conclude – ma credo che abbia più di un significato”.