Niente diretta streaming del regolamento di conti nel Pd dopo il tracollo del 4 marzo. In attesa della direzione nazionale di domani a Roma, il presidente del partito Matteo Orfini fa appelli all’unità ma a Milano gli stracci volano sulle bacheche facebook di due pesi massimi, come il sindaco Giuseppe Sala ed Emanuele Fiano, parlamentare milanese solidamente renziano. Casus belli le critiche del primo al segretario dimissionario Matteo Renzi. Tra le altre cose, Sala aveva dichiarato che il “punto più basso è stato la sua conferenza del dopo elezioni”, dove lo sconfitto andava all’attacco di tutto e tutti. E aveva espresso stupore sul niet ai Cinque Stelle quando il Pd renziano ha governato coi voti di Verdini.

In serata arriva la reazione piccata di Fiano, che due anni fa ritirò la sua candidatura a sindaco perché tutto il Pd gli preferiva Sala. Su Facebook il deputato dem ricorda a mister Expo che lui non è iscritto al Pd e ricorda quanto Matteo Renzi si sia speso per Milano e per lui, senza dimenticare – con una punta di perfidia – che proprio Fiano fu destinatario della richiesta di Renzi di agevolare la candidatura di Sala alle primarie cittadine, “richiesta cui ho aderito ritirando la mia e impegnandomi insieme a tutto il Pd milanese per la sua elezione, impegno non facile e molto faticosa sua elezione. Per non parlare di Expo, post Expo, Ema etc”.

Ma a colpo basso segue colpo bassissimo, Sala sempre via social: “Nel suo lungo post ci sono anche cose giuste. Trovo però fuori luogo il passaggio sul suo ritiro dalle primarie allo scopo di favorirmi. E lo dico anche perché ho una certa idea di come sarebbe finito un confronto Parisi-Fiano”. E qui s’infila il terzo incomodo che prova a stemperare: sulla bacheca del sindaco fa capolino l’assessore Pierfrancesco Majorino che alla competizione era arrivato terzo. “Magari a quel punto – scrive – finiva che vincevo io le primarie e battevo Parisi. E poi a quel punto vi prendevo entrambi in squadra. #sischerza”.

Sul finale del mach Sala prova ad ammorbidire i toni: “Comunque, è normale che dopo un passaggio elettorale del genere, obiettivamente traumatico, ci sia un dibattito vivo e a volte aspro. Domani è lunedì, dopo un giorno di riposo torno a Palazzo Marino carico e con nuove idee per fare ancora meglio – ha concluso -. Quello che dovevo dire l’ho detto. Adesso giù la testa e al lavoro per il bene di Milano e del nostro Paese. Con la sinistra che sappia essere protagonista”. Inevasa resta la domanda di Fiano sul perché Sala, che pure critica il Pd e chi lo ha guidato, non si iscriva al partito.