Galeotto fu il video rap postato su Instagram. Fabrizio Corona rischia nuovamente di tornare in carcere. A chiedere la revoca dell’affidamento terapeutico fuori da San Vittore è stata la Procura generale che ha segnalato alla Sorveglianza la violazione da parte di Corona del divieto di postare foto o video sui suoi profili social.

Tornato in carcere nell’ottobre 2016, per il caso dei contanti nascosti nel controsoffitto di casa, l’ex fotografo dei vip era stato scarcerato il 21 febbraio scorso. Il giudice aveva accolto la richiesta dei legali dell’imputato per l’affidamento terapeutico, visto il suo stato di tossicodipendenza, in una comunità di Limbiate (Milano). Dando oltretutto atto a Corona di aver acquisito “maggiore consapevolezza di essere all’ultima occasione per riprendere in mano la propria vita”, e concedendogli la possibilità di tornare a abitare nella casa di via de Cristoforis (quella del controsoffitto ndr), sotto sequestro ma comunque affittata dalla fidanzata Silvia Provvedi.  Prescrizione obbligatoria dell’affidamento: il divieto dell’uso dei social network. Solo che il 43enne catanese non ha resistito. Dopo pochi giorni sul suo profilo Instagram sono apparsi prima una foto che lo ritraeva con una felpa rossa con la scritta nera ‘Adalet’ e un video al ritmo del rap di Salmo, in cui Corona appariva fuori e dentro dal carcere e dalle aule di tribunale, e infine a baciarsi e abbracciarsi con la fidanzata, sempre indossando la felpa Adalet.

Nelle stesse ore il settimanale Chi ha pubblicato un servizio fotografico in cui Corona veniva ritratto a passeggiare per strada con la fidanzata e in mano una mazzetta di giornali sovrastata da una copia di Chi. Atti che non sono passati inosservati e che hanno portato il sostituto pg Antonio Lamanna a chiedere lo stop all’affidamento. “La richiesta sarà valutata dal giudice Luerti che potrebbe accoglierla, respingerla o decidere per una diffida ”, spiega il Corriere della Sera, “ossia un’ammonizione, consentendo comunque la prosecuzione dell’affidamento”. Come segnala il Gazzettino però, fatta la legge trovato l’inganno: a pubblicare video e foto (Adalet è il nome di un movimento di protesta turco fondato negli anni ’60 che significa ‘giustizia’) ci avrebbe pensato lo staff di Corona aggirando così gli obblighi voluti dal giudice.