Erano stati arrestati per l’omicidio del giornalista Jan Kuciak, 27 anni, e della sua fidanzata Martina Kusnirova, ma nella notte scorsa i sette italiani finiti in manette sono stati rilasciati. I fermati dalla polizia di Bratislava erano Antonino Vadalà – imprenditore al centro del reportage del giornalista, che stava indagando sulle attività di persone vicine alla ‘Ndrangheta e i loro affari con i fondi europei in SlovacchiaBruno Vadalà e Sebastiano Vadalà. E ancora: Diego Rodà, Antonio Rodà, Pietro Catroppa (54 anni) e Pietro Catroppa (26 anni), cugino di Antonino Vadalà. La polizia slovacca, che ha confermato i rilasci, ha spiegato che sono scaduti i termini della custodia cautelare (48 ore), senza aver individuato le prove per passare ad una accusa formale. Intanto centinaia di persone hanno partecipato ai funerali dei reporter e ci sono state manifestazioni contro il governo di Robert Fico. Che ha perso un altro pezzo: si è dimesso il capo di gabinetto del premier slovacco, Roman Sipos. Sull’onda dell’omicidio hanno già fatto un passo indietro il deputato Igor Janckulik del partito della minoranza magiara Most-Hid e il ministro della cultura Marek Madaric (Smer, democratici sociali), oltre all’assistente di Fico, Maria Troskova, e a Viliam Jasan, segretario del Consiglio di sicurezza del governo.

La polizia slovacca: “Dall’Italia nessuna informazione” – Il responsabile della polizia slovacca Tibor Gaspar ha però riferito che la polizia sta lavorando su una nuova pista investigativa. E nel contempo ha respinto di aver ricevuto in passato dall’Italia informazioni sull’attività della ‘ndrangheta nell’est della Slovacchia. A sostenerlo era stato il procuratore facente funzioni di Reggio Calabria Gaetano Paci, che aveva dichiarato “già da tempo di aver ufficialmente posto all’attenzione degli organi di polizia internazionale e della polizia nazionale slovacca la necessità di monitorare le attività del gruppo dei calabresi arrestati perché sospettati di essere coinvolti nell’omicidio del giovane giornalista Jan Kuciack e della sua compagna”. “Non è vero che la polizia slovacca non ha reagito agli avvertimenti da parte dei pm italiani – ha spiegato Gaspar -. Non capisco perché si diffondono informazioni ingannevoli”. E anche la procura generale slovacca sostiene di non aver ricevuto alcun avvertimento. “A febbraio 2014 abbiamo chiesto – per scritto e con urgenza – informazioni alla polizia italiana. L’investigatore ha perfino due volte sollecitato la risposta, ma l’abbiamo ricevuta solo a ottobre 2015”, ha aggiunto Gaspar. Il capo della polizia non ha fornito particolari riguardo le indagini sulla morte di Kuciak e sul rilascio dei sette italiani arrestati, neanche sulla nuova pista che la polizia sta esaminando. Per parte sua Paci, una volta saputo del rilascio, ha dichiarato: “Non entro nel merito dei provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria slovacca – il procuratore facente funzioni di Reggio Calabria, Gaetano Paci, dopo avere appreso del rilascio -. Ciò che posso assicurare è che noi come Dda di Reggio Calabria continueremo a indagare su tutti quei gruppi di ‘ndrangheta che operano in Europa tutte le volte che ci sono elementi da approfondire”.

Manifestazioni in Slovacchia per il cronista – Il duplice omicidio ha scosso l’opinione pubblica e venerdì 2 marzo migliaia di persone sono scese in strada in Slovacchia per ricordare il cronista. A Bratislava il presidente Andrej Kiska ha chiesto alle 20mila persone che si erano radunate di osservare un minuto di silenzio. Altri cortei si sono svolti in circa 25 città del paese, ma anche a Londra, Parigi e Bruxelles. Nei cortei è apparsa la foto del reporter 27enne, che indagava sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Slovacchia, e sono stati gridati slogan come “Sono arrabbiato”, “Mafia fuori dal mio paese”, “Un attacco ai giornalisti è uguale ad un attacco a tutti noi”. Nella capitale, dopo una marcia pacifica, c’è stato un raduno di fronte al palazzo sede del governo, e sono state chieste le dimissioni del premier Fico.

Centinaia di persone al funerale di Kuciak. L’arcivescovo: “Attacco alla libertà” – Centinaia di persone hanno partecipato ai funerali di Kuciak. La cerimonia si è svolta in una chiesa di Stiavnik, nel nord della Slovacchia, dove il 27enne è stato sepolto vestito con il suo abito da nozze, così come già accaduto alla fidanzata Martina Kusnirova. Che è stata seppellita a Gregorovce, vestita del suo vestito da sposa. La cerimonia funebre di Kuciak è iniziata con la lettura di una poesia che il giornalista aveva scritto e dedicato alla fidanzata in vista del loro matrimonio, previsto a maggio. L’arcivescovo di Bratislava, Stanislav Zvolensky, dal pulpito della chiesa si è rivolto ai colleghi del reporter del sito aktuality.sk, parlando di un attacco alla libertà del Paese. “Se l’omicida ha pensato di poter ridurre Jan al silenzio, ha sbagliato. Ha fatto il contrario. Un attacco contro un giornalista è un attacco anche alla libertà del nostro Paese, non dobbiamo consentirlo”, ha detto.