Un preside illuminato, che ha rivoluzionato la sua scuola a Brindisi tra digitale e sperimentazioni varie, e ora vorrebbe farlo anche col ministero. Luigi Di Maio punta su una figura di sicuro spessore come titolare dell’Istruzione di un eventuale governo M5s. Una scelta che dovrebbe mettere tutti d’accordo, se non fosse per un piccolo dettaglio: Salvatore Giuliano conosce già quel Dicastero. È stato consulente del Miur e ha collaborato per l’ex ministra Stefania Giannini alla contestatissima “Buona scuola” che il Movimento – molto gettonato tra gli insegnanti, proprio in segno di protesta nei confronti di quella riforma – propone di abolire. Lui stesso in una delle sue prime dichiarazioni ufficiali da ministro in pectore ha detto che “la Buona scuola non va abolita ma superata e migliorata: i 130mila stabilizzati sono sicuramente una buona notizia”. Salvo poi ritrattare in tutta fretta: “È un provvedimento disastroso, che ha distrutto la vita di migliaia di insegnanti”. Una precisazione che stona con la sua storia recente. E infatti l’annuncio è stato accolto con giudizi contrastanti su social network e forum specializzati.

Primo appunto: si tratta di un dirigente scolastico (sarebbe il primo nella storia), non di un docente come tanti nella categoria si aspettavano. Soprattutto, non è un preside qualsiasi, ma uno dei volti più noti nel settore, che al Miur ha fatto presenza fissa durante gli ultimi due governi targati Pd. Lo scorso dicembre con i ragazzi del suo istituto ha persino realizzato l’albero di Natale che ha campeggiato per un mese all’ingresso di viale Trastevere. Tanto che Matteo Renzi lo saluta come un amico: “È un nostro consulente, ci ha aiutato a scrivere la Buona Scuola”, dice per buttare un po’ di benzina sul fuoco delle nomine di Di Maio.

Affermare che sia uno dei padri de “La Buona scuola” come fa l’ex premier è probabilmente esagerato, ma non troppo lontano dalla realtà: Giuliano era uno dei membri dei cantieri annunciati a maggio 2014 (in particolare quello sul made in Italy e le competenze) da cui è scaturito l’impianto della riforma e il disegno della Legge 107. Poi è diventato consigliere dell’ex ministra Giannini per gli aspetti dell’innovazione, partecipando attivamente alla stesura del piano digitale. Un ruolo che è stato prorogato anche dall’attuale ministra Valeria Fedeli. Giuliano senza dubbio crede nella figura del “super-preside” (chi più “super” di lui, del resto?) voluta dalla riforma. Il suo istituto è stato uno dei primissimi (e con più iscritti) ad abbracciare la criticata sperimentazione del liceo quadriennale, una trovata del governo Monti rilanciata dalla Giannini. È in prima linea sull’alternanza scuola-lavoro e persino sulla possibile collaborazione tra pubblico/privato, altro tema visto come fumo negli occhi dal M5s. Praticamente tutti i punti fondamentali della riforma hanno trovato nel suo istituto terreno fertile: lo dimostra anche un appello contro il famoso sciopero generale del 5 maggio 2015 da lui sottoscritto.

Detto ciò, descrivere Giuliano come paladino della “Buona scuola” sarebbe riduttivo. La sua vera stella polare è l’innovazione digitale, che probabilmente rappresenta la ragione principale delle sue collaborazioni passate col Ministero (e chissà anche future). Soprannominato “preside 2.0”, grazie a lui l’IISS Ettore Majorana di Brindisi, istituto di una città medio-piccola del Meridione, viene ormai considerato la scuola più innovativa d’Italia: dal 2009 ha detto addio ai libri di testo, sostituendoli con materiale didattico redatto dai docenti, dando via al progetto “Book in progress” a cui oggi partecipano più di 200 scuole. Di recente, ha lanciato l’idea di spostare l’inizio delle lezioni dalle 8 alle 10 (si comincia a settembre) ed è all’avanguardia nell’utilizzo della tecnologia applicata alla didattica: è stata la prima scuola in Italia a dotarsi di un Oculus rift, una maschera da indossare sul viso per immergersi nella realtà virtuale.

Non un renziano di dottrina, dunque, ma un preside che vuole partecipare attivamente per migliorare il sistema. Così si spiega l’avvicinamento ai 5 stelle: pare che dopo la visita di Di Maio al suo istituto, ci fossero stati dei contatti già per un’eventuale candidatura alle parlamentarie, a cui il diretto interessato avrebbe preferito un ruolo più tecnico. È stato accontentato.

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