La commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager, giusto una settimana fa, aveva spiegato di non poter dare via libera alla proposta italiana di un “fondo contro le delocalizzazioni” per “mancanza di dettagli”. Poco male per il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda e il premier Paolo Gentiloni. Che a quattro giorni dal voto hanno deciso di sfruttare la riunione del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) chiamato ad assegnare 4,6 miliardi di euro a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione – quello che raccoglie risorse nazionali che affiancano i finanziamenti Ue – per varare uno strumento ad hoc contro casi quello della Embraco. Nel frattempo, in un clima di larghe intese, anche il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani – indicato da Silvio Berlusconi come possibile premier in caso di vittoria elettorale della sua coalizione – si muove incontrando una delegazione dei lavoratori Embraco e promettendo che “contatterà il ministro dell’Industria del Brasile per sottolineare la delicatezza del caso e chiedere un intervento a Brasilia”.

Partiamo dall’Italia: sui 5 miliardi assegnati dal Cipe 200 milioni sono andati, si apprende da un comunicato diffuso dal ministero di via Veneto, al “fondo per il contrasto alle delocalizzazioni”. E altri 850 milioni “per i contratti di sviluppo”. In tutto, vanta il Mise, “1 miliardo e 50 milioni per gestire i processi di reindustrializzazione, le transizioni e le crisi industriali”. Una risposta al caso Embraco. Ma Bruxelles, alla luce della normativa sugli aiuti di Stato, potrebbe avere da ridire rispetto alla decisione di Paese membro di usare soldi pubblici per offrire alle aziende condizioni più favorevoli rispetto a quelle garantite – per esempio – dai governi dell’Est Europa.

Gentiloni ha comunque pubblicamente rivendicato il risultato: “Sottolineerei l’importanza delle decisioni sul tema dei fondi per contrastare le delocalizzazioni industriali”, ha detto dopo la riunione, oltre a evidenziare le “decisioni molto rilevanti” sulle “infrastrutture“, il cui rilancio è “fondamentale per i nostri investimenti“, sui fondi per la cultura e il turismo, “con un’attenzione particolare alle Regioni meridionali”, sui “piani operativi per l’ambiente”. “La politica industriale di sviluppo rappresentata da Impresa 4.0, dal piano straordinario Made in Italy e dalla Strategia Energetica Nazionale”, ha chiosato Calenda, “viene ora affiancata da una politica industriale di protezione per i lavoratori e le aziende spiazzate da innovazione tecnologica e globalizzazione”.

L’offensiva del ministro non finisce qui: secondo l’Ansa, ha “avuto dei contatti anche con l’amministratore delegato di Whirlpool, Marc Bitzer, sulla vertenza” e dalla società brasiliana Embraco, controllata dal gruppo americano, potrebbero arrivare nuove proposte. Su Twitter però Calenda non parla di contatti con Embraco bens^ di sforzi “per raccogliere tutte le manifestazioni di interesse e presentarle ai sindacati. Chiesto di organizzare un incontro tra venerdì e lunedì al ministero dello Sviluppo economico”.

Il centrodestra non vuole evidentemente lasciare una questione così sensibile alle mosse dello schieramento avversario. Così Tajani si è affrettato a dichiarare che “il caso” Embraco “non è soltanto un caso italiano, è un caso europeo, perché rischia di essere un pericoloso precedente che invece di favorire la crescita armonica di una indispensabile rete industriale europea può spostare pezzi di industria da una parte all’altra all’interno della Unione Europea. L’obiettivo di una politica industriale europea non è far perdere posti di lavoro in Italia e farli crescere in Slovacchia, ma fare aumentare l’occupazione europea in generale. E senza industria non si crea lavoro. Soprattutto perché dobbiamo dare una prospettiva ai giovani”. Secondo Tajani “il dumping sociale non è concepibile anche se non c’è violazione sull‘utilizzo dei fondi comunitari”, ha risposto a chi chiedeva cosa succederà qualora l‘Antitrust Ue non dovesse riscontrare violazione delle norme comunitarie sugli aiuti di Stato da parte della Slovacchia. In serata il presidente del Parlamento Ue ha fatto sapere di aver parlato con il ministro dell’industria brasiliano Marcos Jorge de Lima: “Mi ha assicurato che farà tutto il possibile per dare una mano e che convocherà l’impresa per capire come evolve la situazione”. Il ministro “de Lima ha poi considerato positiva l’idea di contattare gli americani. Noi stiamo cercando di farlo, il mio gabinetto si è messo in contatto con l’addetto commerciale dell’ambasciata Usa” presso l’Ue a Bruxelles. De Lima ha ricordato che Embraco è un’azienda privata.