“Quei tralicci alti 50 metri sopra il Piave sono un obbrobrio, avranno un impatto devastante sull’ambiente, passando sopra a siti di particolare valore. Ma non solo, si staglieranno bene sullo sfondo delle prime cime delle Dolomiti Unesco. Anche se è il terzo aspetto quello veramente grave: cioè l’impatto che avranno sull’aeroporto. I tralicci saranno un ostacolo al volo e l’aeroporto di Belluno non potrà più essere usato come luogo di atterraggio per la protezione civile”. Il sindaco di Belluno, Jacopo Massaro, non ha dubbi. L’elettrodotto “della media valle del Piave” ha appena avuto l’autorizzazione del Consiglio dei Ministri. Ma il progetto per le nuove linee dell’alta tensione, che andrebbero a sostituire la rete esistente tra Pieve di Cadore e Belluno, realizzato da Terna Rete Elettrica Nazionale Spa, non convince. Né lui, né i comitati civici della Valbelluna.

“Bloccheremo tutto con i ricorsi”, anticipa il portavoce Gianni Pastella che aggiunge: “È incredibile che un governo dimissionario possa prendere una decisione di questa portata. E lo faccia di fronte ad un parere del ministero dei Beni culturali che aveva definito inaccettabile mettere tralicci di quella altezza sopra zone di tutela”. A luglio 2017 la Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio aveva protocollato il suo “parere negativo circa la compatibilità ambientale” dell’intervento. Per il Mibact, che nelle premesse riprendeva i due pareri ugualmente negativi della Soprintendenza Belle Arti del Veneto emessi il 21 settembre 2015 e il 1° settembre 2016, niente tralicci di fronte alle Dolomiti Unesco. Nel primo la Soprintendenza scrive, senza possibilità di fraintendimenti, che “le nuove linee elettriche aeree, l’altezza dei tralicci e l’attraversamento del Piave in più punti andrebbero a incidere negativamente nell’intorno paesaggistico tutelato”, “con interferenze nei coni di percezione visiva su un’area dolomitica di eccezionale importanza ambientale e paesaggistica, riconosciuta dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’Umanità”.

Insomma una contrarietà ampiamente motivata. A maggio, invece, il Ministero dell’Ambiente ha espresso il proprio parere favorevole, con una serie di prescrizioni. Le medesime che il Consiglio dei Ministri ha ribadito con il suo via libera. Ma tra queste non c’è l’interramento delle linee dell’alta tensione da Andreane a Sagrogna, sopra il Piave, richiesta dal Comune di Belluno e valutata positivamente dall’ente di tutela regionale, oltre che oggetto di una interrogazione parlamentare da parte del deputato del M5S Federico D’Incà.

Un progetto dall’iter complesso quello della “Razionalizzazione e sviluppo della Frete di Trasmissione Nazionale nella media valle del Piave”. La presentazione dell’istanza di valutazione di impatto ambientale è datata novembre 2011, la richiesta di integrazioni l’anno successivo e poi ad agosto 2015. Richiesta intervallata da una sequenza impressionante di “Ripubblicazione avviso sui quotidiani” e “Presentazione del Pubblico ”. Tanti passaggi, ma nessuna revisione del progetto, come già chiedeva in una interrogazione alla Camera nel settembre 2014 il deputato di FI Giovanni Piccoli.

La questione non é conclusa. Il Ministero dell’Ambiente deve dare seguito alla disposizione del Consiglio dei Ministri e potrà emanare il decreto di compatibilità ambientale. Poi sarà convocata una conferenza dei servizi dal ministero dello Sviluppo economico per decidere l’autorizzazione dell’intervento. Ma intanto rimangono alcune perplessità. Legate all’assenza della Regione Veneto nella commissione Via, del maggio scorso, e alla marginalità del parere del Mibact. Per il Consiglio dei Ministri nessuna incertezza, invece.

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