Il M5s perde un’altra ex circoscrizione romana. Ed è già la seconda, da giugno 2016, dopo le dimissioni di Paolo Pace alla Garbatella. Il consiglio del Municipio III Montesacro ha infatti votato questa sera la mozione di sfiducia (13 favorevoli, 12 contrari) presentata lo scorso 1 febbraio nei confronti della presidente Roberta Capoccioni. Non senza momenti di tensione, al termine di una seduta fiume. Una “caduta” che non farà certo piacere a Roberta Lombardi, la candidata presidente alla Regione Lazio la cui “vicinanza” è stata ribadita con forza dall’ormai ex minisindaca durante la sua relazione in aula. Un “grave danno” a pochi giorni dalle elezioni politiche, ammesso anche da Claudia Giacchetti, candidata M5S proprio nel collegio nomentano in uno scambio di messaggi whatsapp con uno dei consiglieri dissidenti passati al gruppo misto. Un “danno” politico, in realtà, perché dal punto di vista pratico potrebbe cambiare poco, se non addirittura uscire rafforzato il governo pentastellato nel territorio. La sindaca Virginia Raggi – che da domani sarà presidente municipale a interim – ha espresso più volte l’intenzione di nominare la stessa Roberta Capoccioni delegata al Municipio III: sarà una sorta di commissario-factotum con poteri addirittura superiori rispetto a quelli che aveva da minisindaca, sebbene per un periodo limitato rispetto al mandato quinquennale ottenuto dalle urne.

LA BAGARRE E LE “QUESTIONI PERSONALI”
L’imminente appuntamento elettorale ha insolitamente affollato il parterre municipale di vip della politica romana, e non solo. Presenti a piazza Sempione, fra gli altri, il presidente nazionale del Pd, Matteo Orfini e il presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito, oltre alla minisindaca di Ostia, Giuliana Di Pillo. C’è da dire che di contenuti politici, nell’ampio dibattito andato in scena per tutto il pomeriggio, ce ne sono stati davvero pochi. Lo scambio di accuse fra Capoccioni e i consiglieri “traditori” – come li ha definiti l’ex presidente – Francesca Burri, Donatella Di Giacinti, Valerio Scamarcia e Donatella Geretto, si è mantenuto soprattutto su questioni personali quali nomine, mancanza di dialogo, gelosie reciproche e gossip locale. “Non ho perduto la maggioranza, non l’ho mai avuta“, ha spiegato Capoccioni, riservando, tra i diversi argomenti personali sollevati nel discorso, alla consigliera Francesca Burri, che guidava la fronda dei dissidenti: “Se fosse un libro, il rapporto con lei lo chiamerei ‘L’invidia ci logora dentro‘. Forse i suoi attacchi dipendono dall’aver scelto come assessore all’Ambiente il fratello dell’ex marito? Non lo sapevo quando l’ho scelto. Eppure dopo pochi mesi è arrivata la prima lettera dove si sfiduciavano due miei assessori, tra cui lui”. Non si è fatta attendere la risposta di Burri: “C’e’ chi parla di traditori, anche noi ci siamo sentiti traditi. Il modus operandi del M5s in questo municipio è stato tribale” con “sante inquisizioni nei miei confronti. Oggi non ci sono vincitori o vinti, ma sconfitti”.

IL TENTATIVO DI MEDIAZIONE
Alla fine è risultato assolutamente vano anche il tentativo di trovare una soluzione da parte dell’establishment del M5s. Ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare una chat di whatsapp fra uno dei dissidenti e la candidata alla Camera, Claudia Giacchetti. “Quindi siete determinati a sfiduciare Roberta (Capoccioni, ndr)?”; “Sì”, risponde l’interlocutore; “Per me è un grave danno, come ti ho spiegato – replica ancora Giacchetti – Quindi non ti bastavano le deleghe rimesse? Cosa avresti voluto?”. Un intervento in extremis che non ha cambiato il risultato. Anche se ora Roberta Capoccioni si appresta a ricoprire il ruolo di commissario per circa un anno, prima di procedere a nuove elezioni, a questo punto nel 2019.

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