Marco Valerio Verni, zio di Pamela, la ragazza uccisa, fatta a pezzi e messa in due trolley a Macerata, e legale di famiglia, ha espresso i molti dubbi sull’omicidio della nipote e sull’annunciata chiusura del caso. Il legale in una intervista al Corriere della Sera esprime molte perplessità: “Per la Procura l’indagine è chiusa? Mi auguro voglia dire che quei tre hanno confessato. Spero che abbiano raccontato nel dettaglio cosa hanno fatto a mia nipote, come l’hanno ammazzata e perché poi hanno infierito sul suo corpo. Altrimenti, come si fa a dire che l’indagine è chiusa…”. C’è anche un particolare a non convincere pienamente né lo zio, né i parenti della ragazza: “La storia della siringa. Pamela era terrorizzata dagli aghi. Ogni prelievo del sangue era una lotta, dovevamo tenerla ferma in tre. Pensare che si bucasse per assumere eroina ci pare molto strano. Lei fumava e sniffava, almeno prima di entrare in comunità. Ha imparato a bucarsi lì dentro? E perché la videosorveglianza non ha ripreso il suo allontanamento?”.

Verni poi precisa che Pamela, “l’hanno fatta passare per una drogata all’ultimo stadio, quando era una ragazza con problemi psichici, una borderline, che assumeva droga da pochi mesi. Bisogna difendere la sua memoria, non infangarla. Secondo me l’eroina o chissà cosa, le è stata iniettata da altri. Sul polso destro ci sono due buchini. Volevano stordirla? O è stata una messinscena? Peraltro, la famosa siringa è anche sparita“. L’uomo conclude l’intervista affermando che c’è anche il particolare dei trolley a non convincerlo pienamente. “Li hanno lasciati lì, vicino a una casa. Per farli trovare, ne sono sicuro. Trecento metri più avanti e nessuno se ne sarebbe accorto. È un messaggio? Insomma, adesso ci dicano cosa è successo davvero”.

Nei giorni scorsi era stato fermato Innocent Oseghale, il nigeriano di 28 anni che ha abbandonato i trolley con i resti della vittima, dopo aver chiesto un passaggio ad un amico camerunense, nelle campagne di Pollenza. Ma ci sono altri due nigeriani coinvolti nell’inchiesta sull’omicidio di Pamela Mastropietro. Desmond Lucky, 22 anni  e Lucky Awelina, 27 anni. Quest’ultimo intercettato a Milano mentre stava scappando. Ai tre fermati è stato contestato l’omicidio. Quello che non è chiaro è come mai il corpo di Pamela sia stato straziato in quel modo. Riporta La Stampa, citando una fonte qualificata dell’Arma: “L’ipotesi d’un tentativo di violenza sessuale degenerato è tra le principali al vaglio”. Portano in questa direzione l’accanimento su alcune parti del corpo della giovane e l’uso della candeggina per cancellare ogni traccia.

L’autopsia ha rivelato in modo chiaro che Pamela è stata uccisa con un colpo alla testa e almeno due coltellate ai fianchi. La svolta sarebbe arrivata dai tabulati telefonici. I tre si conoscevano e la tracciatura dei contatti permette di stabilire che le loro comunicazioni si sono intensificate nella giornata del 30 gennaio, quando Pamela è entrata nello stabile di Via Spalato, in cui viveva Oseghale, ed è stata uccisa. Sempre La Stampa riporta che i tre si sono sentiti, in almeno un’occasione, dopo l’omicidio. La mattina del 31 gennaio è stata comprata, da Oseghale e Desmond, la candeggina per ripulire l’appartamento. Lo stesso giorno, il ritrovamento dei due trolley.