Anna Falcone era stata tra i protagonisti della campagna per il No al referendum costituzionale, per poi portare avanti insieme a Tomaso Montanari il percorso (poi naufragato) del Brancaccio, per una sinistra unita, civica, legata ai territori, reclamando un metodo innovativo e partecipato per la scelta dei candidati. Ora anche l’avvocato cosentino si ritroverà a caccia di un posto alla Camera: lo farà però da pluricandidata, seppur indipendente, nelle liste di Liberi e uguali, nel Lazio, in Friuli, a Sondrio in Lombardia e in Veneto, in terre lontane dalla sua regione d’origine. Di fatto, paracadutata anche lei, c’è chi ha contestato tra la base. “Atteggiamento incoerente rispetto a quanto rivendicavo? No, chi combatte contro le pluricandidature e per la democrazia interna ai partiti ha due possibilità: o lasciare che le cose vadano così, o mettersi in gioco dall’interno”, si è difesa Falcone nel corso della presentazione dei candidati di LeU in Lazio. E ancora: “La mia scelta è stata condivisa con tante persone. Tante volte ci siamo tirati indietro e le cose non sono cambiate. La legge elettorale non l’abbiamo scelta noi. Ma ora dobbiamo impegnarci dall’interno per cambiare le cose”. E il paracadute delle pluricandidature? “Non credo sia un paracadute correre in aree e regioni dell’Italia dove la sinistra non vince da tempo. Il mio è un impegno. Roma è la città dove ho studiato e vivo. Friuli? Lì ho trovato persone che sono venute a ringraziarmi, le candidature nazionali servono a portare più voti”

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