Il 19enne Vitalie Damascan, neo acquisto del Torino, è stato fin da subito etichettato come vice Belotti, l’elemento ideale per rimpolpare una rosa che non ha mai preso in considerazione il fatto di dover fare a meno del bomber italiano, salvo poi ricredersi nella stagione in corso, a causa dei continui acciacchi fisici del Gallo ed una condizione che non è mai stata ottimale per tutta la prima parte di stagione.

In posizione centrale hanno quasi sempre steccato i vari Niang e Sadiq, mentre l’ex bomber della Primavera, Manuel De Luca, è stato ripetutamente ignorato da Sinisa Mihajlovic (chissà perché!). Ecco quindi che ad occupare la casellina vuota di attaccante di riserva ci sarà, ma solo dal prossimo giugno, la “sconosciuta” punta moldava dello Sheriff Tiraspol e capocannoniere, la scorsa stagione, con 18 reti in 32 presenze. Un profilo che non libera l’entusiasmo immediato di una piazza che sta provando (con la cura Mazzarri) a riscattare una stagione al di sotto delle attese.

Risolvere in tempi brevi il suo status da extracomunitario, sarebbe stata la soluzione ideale per vedere subito all’opera il giovane Vitalie. Il tentativo – fallito – di ottenere nell’immediato il passaporto rumeno (quindi comunitario) è un chiaro segnale di come il giocatore, oltre a godere di ottime considerazione da parte della società granata, poteva costituire un’immediata soluzione per il reparto offensivo a disposizione di Mazzarri. Dunque discorso rimandato (salvo improvvisi colpi di scena) alla prossima stagione.

Ma che tipo di giocatore è Damascan? Punta centrale di movimento cresciuta nell’Accademia dello Zimbru Chisinau (Prima divisione moldava) e nazionale U21 della Moldavia, ha attirato a sé gli interessi del Torino per le sue qualità balistiche sotto porta. Il destro è la sua arma preferita, ma anche la conclusione mancina rientra nel suo repertorio. Nonostante i 180 cm di altezza (non proprio una torre), risulta convincente anche il suo rapporto con la porta avversaria nel gioco aereo, bravo nell’anticipare le intenzioni delle difese e nel coordinarsi alla ricerca della sfera.

Un giocatore che può tranquillamente occupare tutte le zone del reparto offensivo (bravo ad accentrarsi per il tiro partendo dalle corsie esterne), ma che sicuramente non avrà vita facile nelle strette e affollate difese della nostra Serie A. Se saprà adattarsi al gioco italico (fatto di tattica e coesione tra i reparti) giocando tra le linee e sfruttando gli spazi aperti, le chance di vedere crescere il suo potenziale nel nostro campionato, non sono poi così remote.

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