“Alleanza con M5s? Quello è un tema parlamentare che riguarda il post-voto. Riguardo al dialogo, si parla con tutti. Ma fare alleanze è un altro discorso”. Sono le parole pronunciate ai microfoni di 24 Mattino (Radio24) da Pierluigi Bersani, esponente di Liberi e Uguali, che sottolinea: “Un governo con Di Maio presidente del Consiglio e io ministro? Lo vedo piuttosto difficile per due motivi. Innanzitutto, credo che non sarà facile smontare questo solipsismo dei 5 Stelle, anche se vedo queste preofferte e tattiche da parte loro. Hanno predicato per anni questa solitudine, mettendo in moto un’aspettativa negli elettori su questo punto. In secondo luogo” – continua – “non mi suonano alcune cose: il M5s ha un antifascismo troppo tiepido. E sui temi dell’immigrazione e del fisco mi sembrano troppo accomodanti verso certe ipotesi che io non condivido e che vengono dalla destra. Io comunque sono disponibilissimo a parlare coi 5 Stelle per capire dove vogliono andare, perché non possono arrivare al 28% e non portarlo ogni volta da nessuna parte per altri 5 anni. Questo è un problema mica solo loro, ma anche dell’Italia”. Bersani reagisce con una risata alla notizia della candidatura di Pier Ferdinando Casini, ex leader dell’Udc, nel collegio uninominale di Bologna e si sofferma sui rapporti col Pd: “La rottura non è avvenuta tra gruppi dirigenti, ma purtroppo nel profondo del nostro elettorato. In nove casi su dieci, i voti che prendiamo noi di LeU sono di persone che non voterebbero mai Pd e che, in gran parte, starebbero a casa o voterebbero M5s o perfino la Lega. Succedono queste cose, basti pensare a Trump che ha vinto con le Tute Blu. Bisogna sapere che c’è un pezzo di mondo in disagio, dove se non ci va la sinistra ci va la destra prima o poi. Abbiamo questa funzione”. E aggiunge: “In politica contano i rapporti di forza. Vedremo quanti “carri armati” abbiamo noi e quanti il Pd e poi si discuterà e metteremo l’orecchio a terra. Può darsi che ci svegliamo con un Pd che non è neanche disposto a correggere e che continuerà a dire che tutto è stato fatto bene, ma il nostro popolo non accetterà mai un discorso di questo genere. A quel punto” – prosegue – “il Pd andrà dove lo porterà il cuore. Se il Pd vuole andare a destra, parlerà con Berlusconi, noi non ci andiamo a destra. Ammucchiandosi tutti si lascia spazio a formazioni anti-sistema e il sistema deve respirare sul piano democratico”. Battuta finale sulla legge Fornero: “Sento chi dice che va tolta. Ma non facciamo ridere, va corretta”