Faccio causa a Facebook”. Daniela Martani, ex hostess Alitalia, ed ex concorrente del Grande Fratello 9, è furibonda. Da mesi è vittima degli haters del web e ora ci si mette pure il colosso social di Mark Zuckerberg chiudendole, paradossalmente, il suo profilo personale. Ma andiamo con ordine. L’odissea della Martani, vegana dichiarata da tempo, e vicina a molte cause animaliste online, inizia quando nelle ore successive al terremoto di Amatrice spunta un suo commento peregrino sul presunto “karma” che ha colpito coloro che hanno inventato “l’amatriciana”. “La frase non è mai comparsa sul mio profilo Facebook, ma come risposta sotto una serie di commenti, anche se non l’ho mai scritta”, puntualizza la donna al FQMagazine.

Da quel giorno però la vita sui social della Martani, spazi web che per inciso usa per lavoro da quando è diventata dj e conduttrice di programmi radiofonici, è diventata un inferno: “Offese indicibili e minacce di morte sulla mia pagina, ma anche commenti negativi sotto ai profili social dei post in cui lavoravo, tanto che per questo ho perso diversi lavori importanti. Allora ho deciso che questa cosa non sarebbe andata oltre e che avrei denunciato i casi più gravi”. “Il cyberbullismo è diventato inaccettabile”, spiega la Martani che per un anno e mezzo ha raccolto 1000 Url, rintracciato 300 indirizzi corrispondenti, e ad alcuni di questi ha recapitato una richiesta di risarcimento danni: alcuni hanno pagato, altri hanno ammesso di essere colpevoli ma non hanno voluto pagare, altri ancora non hanno risposto. “Questa però è solo la premessa, perché quando con il mio avvocato abbiamo cominciato a spedire le lettere di richiesta danni, alcune pagine antivegane hanno cominciato a scrivere e a girare video, o pubblicare audio, dove ci dicevano che eravamo degli estortori. Ho iniziato a segnalarli a Facebook che ha bloccato alcune loro pagine, ma qui è iniziato il vero incubo. I gruppi antivegani, spesso segreti e non controllati, hanno segnalato in massa a Facebook di chiudere il mio di account. Fatto che avviene all’improvviso dal 6 dicembre 2017 al 6 gennaio 2018”.

“Dietro a questi account fake ci sono molti cacciatori, e sicuramente persone assoldate dall’industria della carne, anche molte donne. Gente forte che ha fatto cadere altre pagine vegane molto seguite tipo Vegan Warrior con 30mila follower”, continua l’ex gieffina. Potenza talmente esagerata che appena la Martani ritorna online le minacce di blocco continuano alla luce del sole – ‘Siamo stati noi’, ‘La prossima volta che riaprirai ti faremo richiudere’- con il coronamento dell’indirizzo di casa della donna pubblicato più volte. Ma invece di essere di bloccare gli haters, Facebook blocca di nuovo l’account della Martani. Motivo? “Un post per pubblicizzare una mia trasmissione su Radio Kiss Kiss che recitava ‘Domattina parlerò dell’analfabetismo degli italiani. Ne sentiremo delle belle. Sintonizzatevi’, ma quale regola ho infranto?”, si chiede la donna.

Il successivo capitolo, allora, diventa l’appellarsi a Facebook. Così Daniela Martani spedisce decine di mail e lettere, con allegate le denunce depositate agli inquirenti sia a Facebook Italia, sia a Facebook Irlanda ma non riceve mai risposta. “In Italia non hai un referente di Facebook a cui rapportarti. Così ci si sente impotenti e soli. Ora mi ritrovo bloccata nuovamente e non potrò accedere al mio account che nei giorni del festival di Sanremo mi sarebbe servito per lavoro. Allora dico, caro Facebook se non hai la possibilità di gestire gruppi o account falsi, datti la regola di non farli aprire, o almeno chiedi un documento d’identità a chi vi accede. Facebook non è più il social di un campus universitario, le persone ci lavorano e le aziende guardano chi ha più like per assegnarti, ad esempio, una campagna pubblicitaria”. Per questo l’ultima carta da giocare per la Martani, finita in questo girone infernale dell’odio in rete, è fare causa civile di risarcimento danni a Facebook Irlanda: “In Italia la diffamazione aggravata su Facebook è un reato, è come se fosse a mezzo stampa, l’ha affermato in diverse recenti sentenze la Cassazione. Quindi a me non interessa se tu Facebook sei americano e per te vige il primo emendamento della libertà di espressione. Io vivo in Italia e il reato viene commesso da un utente italiano e tu i dati di quell’utente misterioso me li devi dare”.