E’ stato condannato a 12 anni e un mese di carcere l’ex presidente operario Luiz Inacio Lula da Silva. La sentenza è stata emessa dalla Corte di appello di Porto Alegre, dal momento che due dei tre giudici hanno votato per confermare la condanna di primo grado e, anzi, di aggravarla. In base alla legge d’iniziativa popolare denominata Ficha limpia (Fedina Pulita), l’ex capo dello Stato non potrà essere rieletto per la terza volta presidente del Brasile.  “E’ una sentenza politica, non ho commesso reati”, ha commentato l’ex presidente.

La decisione di oggi giunge dopo che Lula ha fatto ricorso contro la condanna inflittagli in primo grado a nove anni e sei mesi di carcere per corruzione e riciclaggio di denaro. L’inchiesta ruota attorno alla proprietà di un attico di 216 mq a Guaruja, una delle migliori località balneari sul litorale paulista, che secondo l’accusa è stato donato dal colosso delle costruzioni Oas all’ex presidente in cambio di importanti commesse con la compagnia petrolifera statale Petrobras.

A incastrare il leader del Partito dei lavoratori è stata la confessione dell’ex presidente della Oas, Leo Pinheiro, raccolta in carcere in cambio di un sensibile sconto di pena dal giudice Sergio Moro, titolare dell’inchiesta Lava Jato, la Mani Pulite brasiliana, che ha fatto scattare le manette ai polsi di decine di politici, manager di importanti gruppi pubblici e privati e faccendieri. Il giudice d’appello Joao Pedro Gebran Neto ha aumentato la pena di primo grado affermando che “gli elementi di colpevolezza sono estremamente alti. Si tratta di un ex presidente e di uno schema di corruzione andato avanti per anni”.

La difesa di Lula ha chiesto inutilmente l’assoluzione per mancanza di prove, ricordando che l’attico di Guaruja è stato recentemente confiscato dalla magistratura su richiesta di un creditore della Oas. “Come può essere Lula il proprietario di un immobile sequestrato alla Oas?”, ha chiesto alla Corte l’avvocato Cristiano Zanin, che ha accusato senza mezzi termini la procura “di aver fabbricato prove inesistenti”.

Il rappresentante dell’accusa, Mauricio Gotardo Gerum, ha respinto le accuse dei legali di Lula sostenendo che “i reati sono sufficientemente provati. Non è in ballo la figura politica di Lula. Quando pensiamo al presidente Lula, con tutta la sua intelligenza, perspicacia ed esperienza politica, è molto difficile credere che non si fosse accorto dello schema di corruzione alla Petrobras. Purtroppo, Lula si è fatto corrompere“, ha detto il procuratore.

La condanna di Lula arriva in un momento molto delicato per il Brasile. Il presidente Michel Temer, subentrato a Dilma Rousseff dopo l’impeachment dell’agosto del 2016, è in gravi difficoltà sia per la sua bassissima popolarità che per il coinvolgimento in inchieste giudiziarie. Circostanze che avevano contribuito a rilanciare Lula, ancora molto amato in Brasile, come il candidato favorito per le presidenziali. I suoi otto anni da presidente sono quelli che milioni di brasiliani ricordano come la stagione del grande boom economico, della stabilità politica e della maggiore equità distributiva.