L’arma impropria del condizionale in mano al governo toglie carisma al premier Paolo Gentiloni: “Il M5S non avrebbe i numeri per governare”. E’ anche la pistola fumante, la prova che il premier rivela, senza quel garbo istituzionale cui dovrebbe aderire una figura come la sua. Il delitto? L’aver partorito una legge elettorale su misura per impedire al Movimento di vincere senza avere la possibilità di andare al governo. Come può dirlo? Era nelle previsioni, quando ha chiesto la fiducia? Perché affermarlo adesso?

E’ lo stesso scenario che abbiamo già visto in occasione del referendum del 4 dicembre. Una rincorsa del sistema, a procedere con ipotesi scambiate per certezze appese al condizionale, da somministrare con cura ai cittadini che magari ci cascano. La frase di Gentiloni è incauta e somiglia alla gaffe renziana dell’aver messo la sua faccia sulla battaglia per smantellare la Costituzione. Gentiloni in questo modo, in piena campagna elettorale, spinge l’acceleratore sulla strategia della paura per scatenare il “voto utile”. Tutte cose ben note a noi giornalisti ma sconosciute a quella popolazione stanca di italiani che vogliono un cambiamento.

Intanto nei luoghi dove i sondaggi sono reali, ovvero nelle code degli uffici postali, in quelle dei Cup delle Asl, nei treni di pendolari, nei bar la mattina tra le 6.30 e le 8.00, nelle code agli sportelli bancari, sembra fin troppo evidente il vantaggio del M5S detentore di un giudizio popolare che suona più o meno così nei vari dialetti: “Potranno anche essere incapaci, ma almeno non rubano”. Il popolo spesso usa semplificazioni da mercato della spesa, ma al bancone col fruttivendolo che ti infila la frutta marcia nella spesa, poi non vanno più, preferiscono il verduraio nuovo, anche se novizio o sconosciuto. Quando si arriva a casa, la frutta comprata la vedi!

Una gaffe pesante quello del premier che gode di un buon consenso nell’opinione pubblica, ma che in questo modo ribadisce la sua disponibilità unicamente alla grande coalizione con Berlusconi, strategia alla quale lavorano incessantemente i Renzi boys. Lo si era capito già da tempo, ma oggi, dire “non avrebbero i numeri per governare” è assolutamente azzardato. Anche Berlusconi, potrebbe non avere i numeri per governare, ma Gentiloni non lo dice. E qui si spiega perché esce fuori la pistola fumante.

Il panico in casa Pd è davvero tanto. Renzi sta scollando i territori, impone scelte sulla base delle sue esigenze di blindatura, per garantirsi la sopravvivenza nel bunker dove entrerà dopo l’inevitabile sconfitta. L’unica sua salvezza è sperare nella magnanimità di Berlusconi, una volta incassato il premio che Renzi gli ha dato col Rosatellum. E’ come se avessero creato una barriera anti-M5S di ghiaccio prevedendo un febbraio glaciale. Invece si trovano tutti catapultati in una primavera tropicale che ha ormai sciolto le barriere e del marchingegno restano solo gli effetti collaterali imprevisti: velocità dei tempi, polarizzazione sul voto d’opinione, importanza del voto al simbolo e percentuali elevatissime di astensionismo.

Il Rosatellum è stato un disastro per il Pd ed il tentativo di nascondere con i listini proporzionali le operazioni di paracadutaggio avvantaggiano solo inconsistenti alleati che alla fine hanno preteso gli sparuti posti sicuri nell’uninominale, rendendo di fatto contendibili per i pentastellati anche quei seggi (i “Casini” di Bologna ne sono la dimostrazione). Ancora non è uscita la squadra di governo di Di Maio e già il M5S incassa il bonus popolare del record nella presentazione delle liste e del programma, snello in 20 punti. Mosse da statista rispetto all’accidia del Pd con le frasi choc del premier ed i cento punti promessi da Renzi.