Alla fine l’accordo è arrivato: i democratici depongono l’ascia di guerra e votano la fine dello shutdown, il blocco dell’attività amministrativa federale, mentre i repubblicani si impegnano a discutere “immediatamente” del destino dei Dreamers.

“Votiamo oggi per la riapertura del governo“, ha annunciato il leader della minoranza democratica al Senato Usa, Chuck Schumer, prendendo la parola in aula prima del voto sul testo per il finanziamento del governo. “Lo shutdown di Trump finirà presto, ma c’è molto lavoro da fare”, ha aggiunto Schumer, che aveva cominciato il suo intervento sottolineando ancora una volta le responsabilità avute dal Grand Old Party, e dal presidente Trump in particolare, nel mancato accordo che ha creato l’impasse.

Cos’era accaduto? Il 20 gennaio i democratici avevano rifiutato di votare il testo per sbloccare lo shutdown, se non avessero avuto solide garanzie sulla sorte dei beneficiari del programma Daca (Deferred Action for Childhood Arrivals) avviato da Barack Obama, che Trump aveva annunciato di voler abolire e che riguarda circa 800mila immigrati arrivati illegalmente negli Usa quando erano bambini.

“Dopo molte discussioni, offerte e contro-offerte, il leader dei repubblicani e io siamo arrivati a un accordo”, ha spiegato Schumer. “Voteremo oggi per riaprire il governo e continuare a negoziare un accordo globale” sulla sorte di centinaia di migliaia di immigrati illegali arrivati da minorenni negli Stati Uniti, ha aggiunto. Il destino dei Dreamer (acronimo di Development, Relief, and Education for Alien Minors) sarà oggetto di discussione “immediata“.

Lo shutdown è iniziato alla mezzanotte di sabato e ha impedito centinaia di migliaia di persone di andare al lavoro lunedì. L’accordo prevede un finanziamento fino all’8 febbraio, tuttavia la Camera ha ancora voce in capitolo, perché il testo al Senato non è identico a quello che era stato approvato venerdì dai deputati. E nelle prossime ore sarà Donald Trump in persona a parlare dell’accordo raggiunto.