Si considera l’unica lista a sinistra, bollando Liberi e Uguali di Grasso come una sorta di “PD-2“. Non vuole alleanze, né spiega di temere la raccolta firme o la soglia del 3% (necessaria per entrare in Parlamento), in realtà quasi un miraggio da raggiungere: “Non ci spaventano”, rivendicano da “Potere al Popolo“, la lista di sinistra radicale nata dopo il fallimento del progetto del Teatro Brancaccio. Ovvero, quello che era stato promosso dallo storico dell’arte Tomaso Montanari per unire tutte le anime della sinistra extra Pd. Non ha funzionato. Così, più a sinistra di LeU, è stata lanciata pure Potere al Popolo, dopo un appello notturno del centro sociale occupato di Napoli “Je so pazzo” (nato nell’ex ospedale psichiatrico del quartiere Materdei), al quale si sono associati movimenti come No Tav, No Mose, No Triv e partiti come Rifondazione comunista e Sinistra anticapitalista. Il capo politico – anche se dalla lista spiegano di non apprezzare la definizione, imposta dal Rosatellum bis –  è Viola Carofalo: 37 anni, ricercatrice precaria in Filosofia all’Orientale di Napoli. 

Il tempo stringe per le firme, difficoltà che hanno già spinto partiti come i Radicali all’alleanza con il Cd di Tabacci, altri a racimolare simboli già presenti in Parlamento pur di evitare la raccolta ed essere presenti alle Politiche del 4 marzo. Ma Carofalo rivendica: “Forse siete voi giornalisti a non conoscerci, ma la gente ci conosce bene. Non sarà un problema”. Gli avversari alle elezioni? Destre, Pd, M5S. In pratica tutti, considerando l’ostilità pure verso LeU: “D’Alema corteggia il Pd in modo disperato. Sono coppie difficili da separare definitivamente. I 5 Stelle? Mai incontrati, troppo ambigui su Europa e sul tema del razzismo“, ha attaccato Carofalo. E pure Maurizio Acerbo (segretario di Rifondazione comunista) si è accodato: “Non mi sembra Di Maio abbia una biografia come quella della nostra Viola. Lei ha fatto le lotte, lui soltanto clic”

Potere al Popolo aspetta però il sindaco di Napoli Luigi De Magistris: “Al momento non si è schierato, sono arrivati soltanto degli endorsement. Certo, alcuni nostri candidati sono appartenenti a DeMa, come lo storico Giuseppe Aragno a Napoli. Ma se il sindaco si schiererà con noi bisognerebbe chiederlo a lui”, ha tagliato corto Carofalo. Alla presentazione della lista c’erano intanto volti antichi della sinistra radicale italiana: da Paolo Ferrero a Franco Turigliatto, il senatore ex Prc che contribuì ad affossare Prodi nel 2008. E che dieci anni dopo non sembra essersi pentito: “Quello che è avvenuto dopo mi ha confermato che avevo visto giusto”. 

Ma la leader rivendica l’innovazione nelle liste che saranno presentate da PaP: “Sono nate nelle oltre 150 assemblee territoriali: nomi strettamente legate al territorio. Così è nato pure il programma. Per noi il potere è dato ai territori”. La lista ha già intanto ottenuto il sostegno dell’ex allenatore di calcio Renzo Ulivieri e del cantautore e autore di “Contessa” Paolo Pietrangeli, presente alla presentazione alla Camera dei deputati e prossimo candidato. E i temi prioritari? “Il lavoro, con l’abolizione del Jobs Act, la reintroduzione e l’estensione dell’articolo 18. E poi l’Europa: serve una rottura sui trattati, su tutti il Fiscal Compact, e sul pareggio di bilancio in Costituzione. Sono quelli che l’Europa ci impone e ci costringono a tagliare le spese sociali. La nostra è una posizione chiara. E non cambieremo idea come Di Maio“, ha attaccato Carofalo. 

L’ambiguità resta invece sull’euro: “Uscire dalla moneta unica? Noi abbiamo sempre contestato i trattati europei, l’euro è per noi argomento di dibattito. Di certo non si può accettare questo funzionamento della moneta unica e della Bce. Il resto si discuterà quando anche in Italia una sinistra popolare sarà al 15/20% come nel resto d’Europa”.

 

Per un errore l’articolo inseriva tra le sigle associate anche il PC, che invece si presenterà alla elezioni autonomamente e con un proprio simbolo