Non c’è stato nemmeno bisogno di chiedere una sospensione in vista della campagna elettorale del processo a carico del governatore uscente Roberto Maroni, tra gli imputati a Milano per la vicenda delle presunte pressioni per far ottenere un contratto di lavoro e un viaggio a Tokyo a due sue ex collaboratrici dell’epoca in cui era al Viminale. E questo perché il Tribunale, che si è visto a sorpresa assegnare dibattimenti con detenuti, è stato costretto ad annullare le udienze di febbraio e a far slittare la requisitoria del pm al 22 marzo, quasi in coincidenza con l’insediamento del nuovo presidente della Lombardia, e a fissare le discussioni delle difese al 12 e al 19 aprile, per poi arrivare forse a maggio a sentenza.

Oggi infatti al termine dell’udienza, nella quale sono stati sentiti alcuni testi, in aula è stato messo a punto il nuovo calendario. Il prossimo 25 gennaio – dopo che il collegio ha tagliato alcuni testi citati dalla difesa tra cui Gianpaolo Scafarto, ex ufficiale del Noe coinvolto nell’inchiesta Consip – la convocazione degli ultimi due testimoni della difesa e poi la chiusura dell’istruttoria dibattimentale e il rinvio della discussione dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco. Sull’orario dell’inizio udienza, l’avvocato Domenico Aiello, difensore del numero uno del Pirellone, ha cercato di trattare in quanto ha spiegato di avere un procedimento davanti alla corte d’Appello a Torino. Inizialmente si sarebbe dovuto cominciare alle 10.30 ma il legale ha tentato di posticipare alle 13. I giudici, con l’accordo di tutti, hanno poi stabilito alle 11.30. Prima della audizione dei testimoni il collegio della IV sezione penale ha dichiarato “superflua” l’integrazione apportata lo scorso dicembre dal pm al capo di imputazione. Integrazione sulla quale stamane le difese hanno avanzato una eccezione chiedendone l’inammissibilità.