Scampia si prepara all’abbattimento della prima vela, quella verde (detta Torre). La demolizione è prevista per il prossimo marzo, ma non sarà semplice rispettare il cronoprogramma. Le Vele oggi ospitano ancora 350 famiglie. Occupanti storici e recenti. Molti di loro non rientrano nella graduatoria per l’assegnazione di alloggi popolari. Ma finché ci sono loro, pare, non ci sarà nessun abbattimento, anche se l’Amministrazione non ha intenzione di rallentare. Il progetto del Comune di Napoli, incassato l’ok del Governo procederà con una cantierizzazione per singoli lotti. Significa aprire diversi cantieri, trasformando il lotto M, che contiene tutte e 4 le strutture, in una sorta di “scacchiera” in cui verranno trasferiti gli occupanti. Procedere per singoli lotti dovrebbe servire anche a tamponare il fenomeno delle nuove occupazioni, perché aprendo più cantieri nelle singole Vele, tra operazioni di rimozione dell’amianto, di cui le Vele sono stracolme, ci saranno meno alloggi incustoditi da occupare. “La vera difficoltà a vigilare sulle Vele di Scampia – dice l’assessore alle Politiche Abitative Enrico Panini – è che Napoli ha un terzo dei vigili che ha la città di Torino, il personale non basta”.

La Vela verde verrà abbattuta a primaver, ma al momento ospita ancora 20 famiglie, alcune lì da più di 10 anni, altre più recenti. “Loro, così come gli altri abitanti delle Vele che non rientrano nelle assegnazioni dei nuovi alloggi di edilizia popolare – assicura l’assessore Panini – verranno gradualmente spostati, prima nella Vela gialla e poi in quella celeste, l’unica che resterà in piedi”. Il problema è che le Vele cadono a pezzi. Il palazzone in cui vagamente si intravede ancora la pittura celeste, quello destinato a conservare la memoria di ciò che furono questi edifici, presenta criticità e diverse situazioni al limite. Eppure nel progetto del Comune di Napoli questa struttura servirà inizialmente a sistemare gli occupanti delle altre Vele. Poi, più in là negli anni, dovrebbe diventare il centro della Città Metropolitana, con uffici comunali. Bisognerà dunque correre con i lavori per rendere vivibile quello che oggi è solo un monumento al degrado e alla disperazione. Amianto ovunque, appartamenti murati, bambini che giocano dribblando siringhe facendo slalom tra cumuli di rifiuti. Piccole discariche spuntano in quelli che una volta erano box auto.

E poi gli allacci alla corrente elettrica. Tutti abusivi e pericolosi. Gli occupanti non possono, pur volendo, sottoscrivere un contratto con le compagnie. Il problema è burocratico. Pur essendo riconosciuti nel censimento 2015, per le aziende di corrente elettrica sono dei fantasmi, non potendo sottoscrivere contratti in assenza di un titolo di proprietà o di un contratto di affitto. Cosa impossibile considerando che si tratta di persone che hanno occupato la casa e nella maggior parte dei casi si tratta di famiglie senza reddito che vivono di espedienti. In Via Gobetti, proprio di fronte alle Vele, ci sono ancora 50 alloggi non assegnati ormai da più di un anno. Il Comune assicura che a breve saranno impegnati. Quegli alloggi, in alcuni casi oggetto di furti e tentativi di occupazione (sempre denunciati dai cittadini), sono stati promessi agli abitanti di Scampia. Tra quelli che hanno presentato la domanda per accedere alla graduatoria per l’assegnazione quasi nessuno aveva i requisiti. Ossia, quasi nessuno (eccetto due famiglie) è in regola con il pagamento della tassa sui rifiuti. In pratica si proverà la strada della rateizzazione dei tributi dovuti, con l’impegno del pagamento immediato della prima rata. L’opera di abbattimento graduale (che durerà probabilmente diversi anni) procede tra tutte queste incognite, ma rispettare i tempi non sarà semplice. “L’abbattimento sarà solo il primo passo – spiega l’Assessore all’Urbanistica Carmine Piscopo – poi dovranno partire i progetti di riqualificazione dell’area”

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

E’ già 2018… in Nuova Zelanda. Il conto alla rovescia dalla Sky Tower di Auckland

prev
Articolo Successivo

Twitter, nuovi profili falsi: post sulla disabilità e di Zucconi contro Grillo. Ed ecco altri legami con la società romana

next