Nemmeno ha fatto in tempo ad insediarsi, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che i rapporti tra Austria e Italia si sono subito fatti tesi. È bastata, infatti, la dichiarazione di apertura alla cittadinanza austriaca per il popolo sudtirolese, di madre lingua tedesca, per accendere gli animi tra i due Stati.

E, pure nella mia regione, il dibattito sul tema è lievitato in questi giorni, dopo anni di assopimento. Primi fra tutti, ovviamente, gli esponenti politici storici di madre lingua tedesca, che varie volte hanno peraltro fatto parte del consiglio regionale del Trentino Alto Adige e del consiglio provinciale di Bolzano; ricordo, peraltro, che il consiglio regionale è composto dai due consigli provinciali di Trento e Bolzano, quindi i consiglieri percepiscono il reddito derivato dalle due cariche ed erogato dalla Regione.

Così i vari esponenti di madre lingua tedesca, che hanno posto la loro legittima candidatura sotto la bandiera italiana, avendo tale cittadinanza pur denigrandola e portandosi a casa i soldi italiani, ora avranno la possibilità di avere anche la cittadinanza austriaca. Questa è solo una delle questioni che vengono a galla con la situazione proposta, ma altri temi saranno inevitabilmente toccati con il provvedimento che il governo di Vienna intende adottare. Si riapre una diatriba infinita, che sembrava sopita e sanata da vari provvedimenti di riconoscimento, più che legittimo per carità, delle minoranze etniche tedesche. Italiani o austriaci? Meglio ambedue, così parrebbe.

Ma, il problema coinvolge anche il Trentino, parte meridionale di quel sudtirolo di un tempo, ma dove la madre lingua non è certo il tedesco, dato che tale idioma qui non è certamente diffuso.  Subito alcuni esponenti politici trentini si sono allargati, chiedendo che tale possibilità venga concessa anche a questa parte della regione che, diciamolo francamente, è italiana e non certo tedesca. Il fatto è che l’autonomia è concessa alla regione in primis e, in cascata alle due province di Trento e Bolzano, quindi penso che il timore di perdere l’autonomia sia più forte in Trentino che non in Alto Adige, proprio per questa differenza di fondo, linguistica appunto.

La situazione è delicata, politicamente parlando, poiché il prossimo autunno nella regione Trentino Alto Adige si terranno le elezioni regionali e, qui, mi scatta una domanda sibillina: chi avrà la cittadinanza italiana e austriaca, potrà candidarsi sia in Italia che in Austria? Percepirà, in caso di duplice elezione, doppio stipendio, doppio vitalizio? Oppure, sceglierà la posizione economica migliore? Allora qui la situazione diventa davvero strana, perché gli stipendi e i vitalizi sono più cospicui in Italia e, di conseguenza, sarà più comodo essere italiani. Ne è un esempio la pasionaria del sudtirolo, signora Eva Klotz, che ha percepito redditi italiani come consigliere regionale e vitalizi d’oro, combattendo tutta la vita contro lo stesso Stato italiano e che ora esulta per la possibilità di avere la doppia cittadinanza. Beh, perdonatemi, ma la sensazione è proprio strana; austriaci sì, ma evviva l’Italia che ci elargisce soldi a volontà!

Personalmente, credo che sarebbe opportuna una seria riflessione sulla legge elettorale che permetta l’accesso a certe figure che nulla hanno a che vedere con il nostro Paese. Non voglio essere frainteso, sia chiaro; sono totalmente favorevole alla tutela delle minoranze etniche, che hanno il giusto diritto di preservare tradizioni e cultura che contribuiscono a rendere più ricca una nazione, però credo anche che ci debbano essere dei doveri essenziali e fondamentali, primo di tutti il rispetto verso il Paese che ti dà una retribuzione e un vitalizio, peraltro smisuratamente esorbitante (questo non solo alla signora Klotz o agli esponenti delle minoranze etniche, bensì a tutti gli eletti italiani).

La cittadinanza austriaca può essere un valore aggiunto, nell’ottica di un ponte culturale tra due nazioni, se inquadrata in questo senso può essere positivamente valutata, ma gestita invece come proposta in questi giorni, pare più un pretesto per gettare benzina sul fuoco delle differenze etniche, fuoco che da qualche decennio pareva domato, con le notevoli concessioni fatte e stipulate nello Statuto di Autonomia della Regione Trentino Alto Adige. Riaprire queste vicende che, nel passato, hanno visto in campo anche momenti drammatici di terrorismo locale, è molto pericoloso e fomenta venti di nazionalismo che possono portare nuovamente a forme di estremismo anche violento. Mi chiedo, a che pro? A chi giova tale politica? Ormai in Europa si viaggia senza passaporto, quindi a che o a chi serve tutta questa messa in scena?