Anche nel caso di Banca Etruria prima di tutto, come sempre, sarebbe importante concentrarsi sul significato delle parole. Dopo l’audizione del governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco, infatti, Matteo Renzi esulta: “Nessuna ‘insistenza’, nessuna ‘pressione’, nessuna richiesta di ‘violazione del segreto‘ è stata mai formulata da parte nostra e del resto essendosi svolti gli incontri in presenza di testimoni il fatto è facilmente verificabile. Il nostro stile istituzionale è sempre stato ineccepibile come peraltro riconosciuto dallo stesso governatore”. E’ la linea del Pd, da giorni. Che è contestata dal Movimento Cinque Stelle. Per Luigi Di Maio “arriva la conferma che anche l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi usò la sua posizione per interferire nella vicenda Banca Etruria”. “Si fa sempre più chiaro – aggiunge Di Maio sul blog di Beppe Grillo – un quadro di indebite pressioni sulla vigilanza bancaria da parte di quel giglio magico che controlla tuttora il Partito Democratico. La principale preoccupazione del duo Renzi-Boschi non era risolvere i tanti e gravi problemi del Paese, ma proteggere Arezzo e la banca amministrata da Pier Luigi Boschi“.

E’ pressione se il governatore dice che non è pressione? Ma soprattutto se non è pressione, come si chiama quella dei componenti del governo che parla in continuazione di Banca Etruria? Su questo snodo si sviluppano le reazioni dei partiti. “Ringrazio molto il governatore Visco per le parole di apprezzamento – scrive nella sua nota Renzi – Confermo che abbiamo sempre avuto la massima collaborazione istituzionale, anche quando non eravamo d’accordo su tutto nel merito”. Il leader del Pd ribadisce che “l’interesse per Etruria era decisamente minore rispetto ad altri gravi problemi del sistema del credito e il tempo che abbiamo impiegato a informarci di questo lo conferma: decisamente più rilevante è stato il lavoro congiunto su altri dossier, a cominciare da quello di Atlante. Rivendico tuttavia il fatto di essermi interessato a tutti i singoli territori, nessuno escluso, oggetto di crisi bancarie. Le difficoltà del calzaturiero marchigiano o del settore orafo aretino o dell’export Veneto o del turismo pugliese stavano a cuore a me e al mio governo come possono testimoniare le mie iniziative pubbliche e i numerosi incontri con Banca d’Italia, svoltisi sempre alla presenza di collaboratori e colleghi, quali Pier Carlo Padoan e Graziano Delrio“.

Proprio il ministro dei Trasporti arriva a rimorchio del segretario del Pd. “Non esiste il tema delle autorizzazioni di un ministro verso un altro – sottolinea – Padoan ha detto esplicitamente che nessuno gli ha fatto pressioni per decidere in un senso o nell’altro. Come ho sempre detto pubblicamente, me ne sono occupato ma non ho fatto alcuna pressione. Né io, né la Boschi. I fatti sono questi, poi le chiacchiere se ne possono fare a milioni”. Per Delrio non ci sono novità, dunque: “I ministri si occupano di vari argomenti, anche di quelli non di propria competenza. Padoan ha sottolineato una cosa ovvia: che non ci sono state autorizzazioni a occuparsi di altre questioni di cui non si ha una diretta competenza. Ho esercitato la mia funzione di ministro perché avevo la delega del presidente del Consiglio ad occuparmi anche di questa materia”.

Per Di Maio, invece, “Visco svela le pressioni di Renzi su Banca Etruria. Per uno scandalo di questa portata un vero partito democratico avrebbe già mandato a casa il suo segretario”. Il candidato premier dei Cinquestelle chiede: “Come fa il Pd a subire in silenzio questa violenza istituzionale? Fino a quando, dunque, abuserete della nostra pazienza?”. La replica è affidata ad Alessia Rotta, deputata veronese del Pd: “Di Maio, come è noto, non sa neanche leggere. Visco ha detto che nè Renzi nè Boschi hanno esercitato pressioni per Banca Etruria. Basta balle. Piuttosto l’ignorante Di Maio oggi su quale altro tema vuole fare l’ennesima figuraccia?”.

Ribatte ancora Carlo Sibilia (M5s), che è componente della commissione sulla banche: “Ecco la solita esultanza surreale di Renzi e del ‘giglio tragico’, tipica di chi è completamente sganciato dalla realtà. Ma gli italiani hanno capito. Il governatore Visco non solo ha raccontato delle domande improprie da parte dell’ex presidente del Consiglio sulla situazione di Etruria, ma ha riferito della preoccupazione espressa dall’ex ministra Boschi nei due colloqui con il vice direttore generale di Palazzo Koch Panetta. Un fatto gravissimo, soprattutto se si considera che non c’era alcun avallo da parte del ministro dell’Economia. La diplomazia parallela della prodiga figlioletta per salvare la banchetta di papuccio, è un’espressione, non l’unica, di un gravissimo conflitto di interessi”.

 

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